Il Parco d’Abruzzo controlla i suoi confini

Il Parco nazionale d'Abruzzo ha avviato a dicembre una serie di controlli straordinari per reprimere le attività illecite. Anche l'overtourism, tuttavia, meriterebbe una riflessione

Orso bruno marsicano. PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO

Nel mese di dicembre il personale addetto al controllo nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha svolto diversi controlli straordinari nei suoi confini atti a reprimere o prevenire diversi reati. Il Direttore stesso del Parco ha detto che “…Queste operazioni rappresentano non solo un efficace strumento di prevenzione e contrasto ai reati ambientali, ma anche un messaggio chiaro di attenzione e responsabilità verso un patrimonio naturale che appartiene a tutti”. Intenti che ci trovano completamente d’accordo sotto tutti i punti di vista. Sono stati effettuati controlli su persone e mezzi per contrastare, a detta del parco, i reati più diffusi: attività venatoria illegale, raccolta non autorizzata dei tartufi, smaltimento illecito dei rifiuti, violazioni nei confronti della polizia veterinaria e attenzione casi di avvelenamento di animali. Sono stati impiegati 12 posti di controllo con 21 veicoli controllati e 106 persone identificate, arrivando a quantificare 12 contestazioni amministrative. Questo ci dà l’occasione di parlare di certe cose che ormai sono “normal operation” nei parchi italiani, ma anche in territorio libero. Come ben si sa recentemente la montagna, le zone protette, l’ambiente in generale, rappresentano l’ultima scoperta del turista medio. O perché ci arriva da solo, o perché viene spinto da réclame di agenzie e video vari che imperversano sui social. Infatti il cosiddetto overtourism ancora viene visto come il successo insperato che finalmente porterà benessere, introiti e che più ce ne sarà e meglio sarà. Questo delle moltitudini in montagna e nei parchi viene visto come oro colato perché avere il numero giusto di persone ospiti non ripaga i costi del tenere territori integri. In quanto, erroneamente, in Italia si persegue la norma perversa che tutto è gratis. Perché se è gratis la gente viene, altrimenti no. Se facciamo un salto fuori dai nostri confini possiamo controllare che entrare in un parco, o usufruire di beni ambientali, costa tantissimi soldi. In America ci vogliono a volte 100 e più dollari a persona per poter entrare in zone protette. E ancor più per pernottare, campeggiare eccetera. Da noi è sempre la “Festa de noantri” per dirla in modo fruibile. O meglio detto “Più siamo meglio stiamo”. Per cui largo a migliaia di cicche sui sentieri battuti, centinaia di fazzolettini nascosti sotto le pietre per non turbare la Natura. Poi radio, schiamazzi, vociare. Mountain bike che sfrecciano in discesa in mezzo alle persone rischiando spesso di falciarle senza che nessuno faccia qualcosa. E ancor peggio si reclamizza ovunque, specialmente nei parchi nazionali o regionali da sedicenti “guide di montagna” che sembrano aver percorso l’Africa alla Livingstone, la possibilità portare gente a vociare e far rumore con le racchette da neve in posti innevati dove dovrebbe essere proibito andare a chiunque, tranne guardaparco e ricercatori. Dando un fastidio immenso, e a rischio vita, per tutta la fauna che nei boschi innevati cerca di stare più ferma possibile per non sprecare calorie e sopravvivere all’inverno. Al contrario è proprio questo che si reclamizza. “Vedremo cervi, caprioli e forse se si è fortunati anche l’orso”. Visto che ormai il letargo sta diventando un optional. Ma che ha gli stessi problemi degli altri animali, per quelle che sono le necessità vitali. A quando controlli anche su questo? A quando i numeri chiusi? Non si guadagna meno. Perché la gente deve cominciare a pagare come fa (senza obiettare) nei parchi esteri, nei musei, nelle aree naturali. Se si pagano, le cose hanno un valore. Se sono gratis invece no. Andate in Scozia o in Irlanda: un semplice rudere, o parete mezzo crollata di un castello, ve lo fanno pagare come una cena. E poi c’è il bar, il negozio ricordi, le foto le fanno solo loro eccetera. Ci lavorano in 15 e il rudere si mantiene da solo. Così anche da noi gli introiti sarebbero gli stessi, ma il casino molto minore. Chi ricorda il Colosseo a entrata libera, che era il ricettacolo di spazzatura e bagno pubblico per chi passava? Adesso a pagamento porta tanti soldi, e la fila è perenne. Prima 4 gatti ci andavano. E chi esce dal seminato deve pagare, senza fiatare, multe notevoli. Ma non si fa da noi. Il pericolo non è sempre e solo quello dei bracconieri e dei tartufi raccolti illegalmente. Certo, questo fa più notizia. Ma non risolve il problema delle masse che ormai vanno nei parchi e in montagna al pari di come si va al circo. Anzi peggio, che lì si paga e si sta buoni. L’usa e getta porta solo degrado e mancanza di considerazione per quello che si sta visitando.