Heckler & Koch Mark 23, nata per gli incursori

16 luglio 2017
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  • 1/15 La Heckler & Koch Mark 23 calibro .45 Acp è la versione civile della pistola adottata dai reparti più specializzati dell'esercito statunitense, come i Navy Seal. A fronte di dimensioni importanti, garantisce la massima affidabilità e una durata di oltre 30.000 colpi.
    È la versione civile dell'arma adottata dai reparti più "cattivi" delle forze armate statunitensi. Una "macchina da guerra" precisa e ben fatta, garantita 30.000 colpi

    Di Marco Mora - foto Renzo Molteni

    La nascita di un’arma particolare come la Mark 23 è dovuta a una richiesta del Socom (Special operations command) statunitense, il comando che riunisce le forze speciali dell’esercito (delta force, ranger e berretti verdi), della marina (Seal) e dell’aviazione (Sow).
    Il Socom, alla ricerca di armi specializzate da fornire a questi reparti d’élite, ha emesso un bando di concorso, nel 1991, per la fornitura di un’arma corta "offensiva" (il programma di sviluppo era, infatti, definito Ohws, Offensive handgun weapon system). Il termine "offensiva" veniva utilizzato specificamente per definire un’arma corta silenziabile, equipaggiata con sistemi di mira laser da utilizzare nelle incursioni in tutte quelle circostanze in cui non fosse possibile, o consigliabile, l’utilizzo dell’arma lunga.
    Tra i punti fermi della richiesta figurava il calibro .45 acp, specificando chiaramente l’impiego di palle di 230 grani Fmj e 185 grani Jhp +P. Queste ultime, essendo ufficialmente destinate a un utilizzo antiterrorismo, non ricadono sotto il divieto posto ai militari dalla convenzione di Ginevra di utilizzare munizioni non blindate. La capacità minima ammissibile del caricatore era di 10 colpi, mentre la vita operativa minima garantita doveva essere di 30.000 colpi.
    Considerando che la durata di un’arma corta militare è, generalmente, stabilita in 10.000 colpi, risulta chiaro che il lavoro dei progettisti fosse quanto mai impegnativo. Le dimensioni consentite erano generose: 245 mm di lunghezza, 35 di spessore e un’altezza di 150 mm.
    Con il silenziatore installato, la lunghezza totale poteva arrivare a un massimo di 400 mm.
    Dal punto di vista prettamente operativo, era richiesta una leva della sicura separata da quella dell’abbatticane, organi di mira regolabili e la predisposizione per il montaggio di un sistema di puntamento con luce bianca (torcia), proiettore infrarosso e laser.

    Heckler la spunta su Colt

    Gli unici due produttori a rispondere al bando furono la Colt, con una versione a fusto allungato della Double eagle, e la Heckler & Koch, con un prototipo con fusto in polimero.
    I test furono effettuati su due lotti di 30 pistole ciascuno. Le prove prevedevano l’immersione dell’arma per 96 ore in ambiente salino, esposizione a intemperie, maltrattamenti di ogni tipo (in un range di temperatura compreso tra 73 e -50 °C) e verifiche di precisione e affidabilità. Tra le varie "torture" era previsto l’utilizzo di 30.000 cartucce .45 Acp +P e 6.000 cartucce a carica forzata.
    Nel corso dei test emerse, senza ombra di dubbio, la superiorità del prototipo Heckler & Koch sul concorrente Colt: l’
    arma fu adottata ufficialmente con la denominazione di Mark 23, model O, e il primo esemplare di serie fu consegnato al Socom il primo maggio 1996. La versione disponibile sul mercato civile della Mark 23 è pressoché identica alla versione marziale: le poche differenze sono a carico del carrello, che non riporta la dicitura "Us-govt. cal .45" e presenta i punzoni dei banchi di prova tedeschi.
    In Italia, inoltre, è stata eliminata dalla canna la filettatura per l’installazione del silenziatore.
    L’arma viene consegnata in una robusta valigetta in alluminio anodizzato, con caricatore di scorta, rosata di prova, manuale d’istruzioni (inglese e tedesco) e quattro guarnizioni (o-ring) di colore verde.

    La meccanica è "sovradimensionata"

    Di primo acchito colpiscono le dimensioni dell’arma, decisamente fuori dall’ordinario: la lunghezza del carrello, in particolare, fa di questa pistola un vero e proprio mastodonte.
    Il massiccio otturatore, nichelato e successivamente trattato con la speciale vernice antiossido Cernit 50, è in compenso rifinito in maniera impeccabile, tanto all’esterno quanto internamente.
    La chiusura geometrica è basata sul classico sistema Browning modificato: la canna è vincolata al carrello per mezzo della camera di scoppio che, con la sua estremità superiore squadrata, si inserisce entro la finestra di espulsione.
    All’atto dello sparo, canna e carrello rinculano in modo solidale finché un piano inclinato posto sotto la camera, contrastando con un profilo ricavato nel fusto, causa l’abbassamento della culatta. A quel punto, la canna si arresta e il carrello prosegue la sua corsa retrograda, estraendo ed espellendo il bossolo vuoto.
    Uno dei fattori che più contribuisce alla robustezza dell’arma è il guidamolla ammortizzato: realizzato in acciaio e chiaramente sovradimensionato, presenta due molle a spire contrapposte. Quella esterna, più lunga e sottile, assolve alla classica mansione di molla di recupero; l’altra, in filo armonico di maggior spessore, ammortizza l’urto di fondo corsa del carrello, evitando così che si scarichi sul fusto. Questa impostazione consente anche di utilizzare una molla principale di recupero non troppo dura, che influirebbe negativamente sulla stabilità nel ritorno in batteria.
    Il fusto è realizzato in polimeri e rinforzato con guide in metallo inserite in fase di fusione. L’impugnatura è zigrinata anteriormente e posteriormente, mentre ai lati è posta una texture antiscivolo molto funzionale.
    Il ponticello è, come tutto il resto dell’arma, sovradimensionato, per tre motivi: consentire l’utilizzo dell’arma anche con i guanti più spessi; offrire un solido ancoraggio posteriore al Lam (Laser aim module), il sistema ausiliario ottico con laser di mira; proteggere dagli urti il pulsante di sgancio del caricatore. Quest’ultimo, ambidestro, viene attivato premendolo verso il basso.

    L'abbatticane è separato dalla sicura

    Sul lato sinistro del fusto, in posizione incassata, si trova la leva dell’abbatticane, separata, a differenza della H&K Usp, dalla leva di sicura manuale. Utilizzabile solo a sicura disinserita, consente di abbattere il cane accompagnandolo durante la caduta, in modo estremamente silenzioso.
    La leva della sicura, ambidestra, si inserisce spingendola verso l’alto. Può essere inserita solo a cane armato ed è integrata visivamente da due indicatori colorati: rosso, arma pronta al fuoco, bianco, arma in sicura.
    In effetti, dato il sistema di scatto ad Azione mista, sarebbe risultata sufficiente la sola leva abbatticane, ma evidentemente i tecnici tedeschi devono aver considerato che un sistema di sicura simile a quello della cara, vecchia Government (a tutt’oggi, Oltreoceano, considerata il punto di riferimento fondamentale per le armi corte) sarebbe risultato gradito ai militari yankee.
    Il cane presenta la cresta arrotondata e ricoperta di gomma antiscivolo, caratteristica comune anche alle pistole della serie Usp.
    I componenti metallici del gruppo di scatto, l’espulsore e l’attuatore della sicura al percussore sono nichelati in funzione anticorrosione, mentre la barra di trasmissione e il grilletto (rigato longitudinalmente) sono anodizzati neri.
    Nella parte anteriore inferiore del fusto è annegata in fusione la piastrina metallica recante il numero di matricola.
    Qualche parola merita anche la canna: dal momento che, originariamente, era prevista l’installazione di un silenziatore, sporge dalla faccia anteriore del carrello per 13 mm circa. La filettatura è stata, però, asportata mediante tornitura, lasciando una zona in bianco che crea uno strano effetto estetico.
    La rampa di alimentazione è lucida e ben raccordata al fusto. La rigatura è di tipo convenzionale, a sei principi destrorsi, l’anima è cromata internamente. Qualche millimetro prima della volata, intorno alla canna, è ricavato per tornitura un sottile alloggiamento, che accoglie un o-ring di colore verde. Questa soluzione permette il corretto centraggio della canna nel carrello fra un colpo e l’altro, senza dover ricorrere a costosi aggiustaggi manuali e garantendo, comunque, la massima affidabilità.
    L’o-ring, ovviamente, tende a consumarsi con l’uso e va sostituito ogni 5.000 colpi circa con una delle guarnizioni di ricambio fornite di serie.
    ​Il caricatore, bifilare a presentazione singola della cartuccia, ha la capacità 12 colpi. È realizzato in metallo ed è forato posteriormente, per verificare il numero di colpi contenuti.

    La nostra prova

    Aperta la robusta valigetta in alluminio, abbiamo impugnato la Mark 23 con un iniziale timore reverenziale: la pistola, infatti, è grossa e ha un aspetto alquanto "cattivo".
    L’impugnatura è ben proporzionata, molto simile a quella di una bifilare calibro 9 mm con il fusto metallico (le polimeriche sono tendenzialmente più sottili): solo chi ha mani davvero piccole potrà sentirsi leggermente a disagio. Chi, invece, ha l’abitudine di sparare appoggiando il pollice destro sulla leva della sicura, potrebbe lamentare uno spessore un po’ elevato della parte superiore del fusto. I comandi risultano facilmente azionabili: solo lo sgancio del caricatore risulta più comodo da azionare con l’indice della mano forte, invece che con il pollice. Con il caricatore vuoto, l’arma risulta tendenzialmente appruata: si riequilibra solo inserendo il caricatore pieno.
    Le mire risultano piuttosto alte sulla mano, per due motivi: il monumentale carrello e la necessità, nella versione militare, di poter collimare anche con il silenziatore installato.
    Lo scatto in Doppia azione, seppur scevro da grattamenti o impuntamenti, risulta abbastanza pesante, la Singola scatta appena oltre i 2.000 grammi e, dopo qualche colpo a vuoto per abituarsi, risulta ben gestibile.
    Per la prova pratica ci siamo recati in una cava, messaci a disposizione da Andrea Gavazzeni. Abbiamo utilizzato cartucce Fiocchi e Magtech di 230 grani Fmj (la classica hardball militare), Fiocchi 200 Fmjfp e Federal Ballisticlean di 165 grani Sjsp. Il ciclo di riarmo risulta chiaramente avvertibile, ma il rinculo, grazie anche alla notevole massa dell’arma, è molto morbido. Anche il rilevamento, nonostante l’utilizzo di palle di 230 grani, è modesto.
    Nel tiro mirato, la precisione è veramente ragguardevole. Le impressioni di tiro giunteci da Oltreoceano ci avevano in qualche modo preparato alle prestazioni della Mark 23: l’arma, però, provata in prima persona è semplicemente sorprendente.
    Utilizzando cartucce Fiocchi 200 grani Fmjfp, alla distanza di 20 metri, il tiratore Marco Boraschi (che ha messo a disposizione l’arma per la prova) ha realizzato una delle migliori rosate: i fori, praticamente, si toccano.
    Nonostante lo scatto non leggerissimo, la precisione dell’arma teutonica si sposa molto bene con questa munizione nazionale. Gli organi di mira sono risultati ottimamente tarati in fabbrica, così non è stato necessario variare lo scostamento della tacca.
    Se, nel tiro mirato, il pacato comportamento dell’arma è di aiuto per "spremere" la massima precisione, nel tiro rapido risulta leggermente disorientante: il pastoso rinculo della pistola fa sì che quest’ultima sia meno "reattiva" di quanto ci si aspetti, generando una sgradevole sensazione di inerzia. Nonostante le dimensioni e la particolare destinazione dell’arma, abbiamo potuto verificare come il porto occulto per difesa personale sia perfettamente possibile e, anzi, agevole. Complice la stagione, che consente l’utilizzo del maglione, l’abbiamo portata quotidianamente per oltre due settimane. Non avendo trovato una fondina adeguata, l’abbiamo inserita direttamente nei pantaloni, sul lato destro del corpo.
    Nonostante la mole, la Mark 23 è piuttosto piatta (le sicure hanno una superficie ridotta e l’abbatticane è incassato nel fusto) e si porta agevolmente. Ancora una volta, gli organi tecnici militari statunitensi hanno dimostrato di saper scegliere il meglio, così come fecero a suo tempo adottando la Beretta M9 quale arma da fianco per l’esercito.
    Per l’appassionato, i test rigorosi che hanno visto protagonista la Mark 23 sono una garanzia assoluta di affidabilità e durata nel tempo: la gratificante precisione, inoltre, ne fa un "attrezzo" capace di regalare soddisfazioni notevoli sulle linee di tiro. Insomma, la "piccola" Heckler & Koch sembra proprio essere in grado di soddisfare tutti: collezionisti e tiratori sono avvisati...

    ​L'articolo completo è stato pubblicato su Armi e Tiro - aprile 2002

    Scheda tecnica

    Produttore: Heckler & Koch Gmbh, Po bx 1329, D-78722 Oberndorf am Neckar (Germania), tel. 00497423790, fax 00497423792497, www.heckler-koch.de
    Importatore: Bignami Spa, via Lahn 1, 39040 Ora (BZ), tel. 04.71.80.30.00, fax 04.71.81.08.99, www.bignami.it, info@bignami.it
    Modello: Mark 23
    Tipo: pistola semiautomatica
    Calibro: .45 Acp
    Impiego specifico: difesa personale
    Meccanica: chisura geometrica a corto rinculo di canna, sistema Browning modificato
    Alimentazione: caricatore bifilare a presentazione singola
    Numero colpi: 12
    Scatto: Azione mista
    Percussione: mediante cane esterno e percussore inerziale
    Sicura: automatica al percussore, manuale ambidestra sul fusto
    Mire: tacca di mira e mirino regolabili in derivazione, con riferimenti bianchi 3-dot system per il tiro in condizioni sfavorevoli di illuminazione
    Lunghezza canna: 149 mm
    Lunghezza totale: 245 mm
    Spessore: 35 mm
    Altezza: 150 mm
    Peso: 1.210 grammi
    Materiali: carrello in acciaio al carbonio, fusto in polimeri
    Finitura: nera opaca, con trattamento antiossidante Cernit 50
    Numero del Catalogo nazionale: 13.084 (arma comune)

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