Sicurezza: il Pd rilancia con i ddl Serracchiani e… Verini!

L’articolo de La Repubblica che dà conto della conferenza stampa del Pd per parlare delle politiche per la sicurezza, sembra trapiantato di sana pianta da un altro pianeta. Un pianeta lontano, dal quale inevitabilmente le vicende che coinvolgono il mondo terrestre giungono lontane, ovattate, distorte.

Per questo, se da un lato si accusa la maggioranza di aver “fallito” nelle politiche sulla sicurezza, come evidenziato dal senatore Pd Filippo Sensi, perché il piano sicurezza “di chi in 3 anni ha creato nuovi reati e inasprito le pene non ha funzionato”, la soluzione (che definire geniale è poco) è quella di mandare avanti il ddl presentato pochi mesi or sono dalla collega di partito Debora Serracchiani: “Lo scorso aprile”, ha dichiarato Sensi, “abbiamo depositato alla Camera la proposta di legge Serracchiani per una regolamentazione del possesso di armi da taglio, ravvisavamo una forte diffusione del fenomeno, coltelli facili nelle tasche dei ragazzi e non solo. Questa nostra sottolineatura è stata inascoltata dal governo, adesso con gli ultimi episodi di cronaca finalmente anche il governo e la maggioranza si sono accorti che c’è una questione di facilità di armi in tasca. Meloni ha annunciato un provvedimento che sceneggia quanto fatto noi ad aprile con un dippiù cattivista per fare la destra”.

Forse il senatore Sensi non giudica sufficientemente “dippiù” la presunzione, contenuta nel ddl Serracchiani, di responsabilità nella vendita ai minori di coltelli on-line da parte dei venditori (con conseguenti sanzioni, amministrative sì ma pesantissime), quando ancora neanche si sa come fornire ai suddetti coltellinai o rivenditori una piattaforma che consenta effettivamente l’accesso ai soli maggiorenni. Il dubbio è che il provvedimento serva solo a costringere i rivenditori a interrompere del tutto le vendite on-line, riportando l’Italia al XX secolo (ma forse l’idea è quella di tornare direttamente al Medio evo…).

Ma c’è di più: sempre per contribuire costruttivamente al dibattito sulla sicurezza, il Pd non trova di meglio che riesumare il famigerato ddl Verini, il quale con evidente sprezzo del ridicolo chiosa: “La ratio del provvedimento è che ci sono troppe armi da fuoco in giro. Servono controlli rigorosi di attitudine medica e psicologica, fatti non da un solo medico ma da un’equipe e con controlli più ravvicinati. Al momento dell’acquisto devono essere informati i database delle forze dell’ordine per vedere se ci sono precedenti. È il nostro contributo per rendere più difficile la diffusione di armi”.

Ah, quindi secondo Verini il controllo sugli eventuali precedenti deve essere svolto all’atto dell’acquisto? E non piuttosto prima che venga rilasciato il documento valido per l’acquisto, come si fa oggi? Lo sa questo il senatore Verini? E lo sa che il controllo esercitato dall’autorità di pubblica sicurezza è continuo anche durante tutto l’arco di vigenza del porto d’armi e in generale fintanto che il cittadino detiene legalmente armi? Ma non sarebbe a questo punto il caso che il senatore si informasse, anziché continuare a propalare le proprie stramberie ai quattro venti? O continua a essere sufficiente liquidare chi gli fa notare le evidenti discrasie del suo testo di legge, che si tratta di “armi di distrazione di massa”, come ebbe a esclamare a suo tempo a fronte delle nostre obiezioni (sempre circostanziate, peraltro)?

A quanto pare il senatore è come il vino, ma al contrario: più passa il tempo, più le sue idee sul tema delle armi si fanno confuse. Armi, si badi bene, legalmente detenute, che secondo Verini sarebbero le responsabili della “emergenza” (ma quale?). Mentre nel suo ddl non c’è una singola misura, che sia una, volta a contrastare la diffusione delle armi da fuoco illegali.

La domanda da porsi a questo punto è la seguente: non sarà che destra e sinistra sfruttano la peculiare congiuntura di attualità (per l’ennesima volta) per gonfiare le penne e accreditarsi di chissà quali soluzioni a favore dei cittadini, mentre entrambe (l’una e l’altra all’unisono) altro non stanno facendo che mettere giù un coacervo di norme volte a inasprire le condotte per i cittadini che già rispettano le regole, infischiandosene bellamente delle cause vere dell’attuale impennata di violenza soprattutto giovanile? Ma i cittadini, per avere politici degni di questo nome, capaci di fare proposte di legge che abbiano almeno un legame labile, labilissimo, con la realtà del pianeta Terra, cosa devono fare? Pagare un supplemento? Poi ci si lamenta che la gente non va più a votare? Ma vergognatevi.