di Massimo Vallini - 28 febbraio 2019

Precisazioni doverose?

Ci scrive il difensore "del soggetto da cui è partita la vicenda" del Saiga. E noi pubblichiamo e commentiamo...

La questione del sequestro delle carabine Izhmash Saiga 9 ha creato un po’ di scompiglio e anche più di un’incomprensione, anche da chi ne è stato coinvolto. Prova ne sia anche il testo che ci è pervenuto via mail e che pubblichiamo integralmente, firmato dall’avvocato Fabio E. Ferrari.
“Con riferimento a quanto da Voi pubblicato il 27-02-2019 sul vostro sito internet - titolato "Saiga 9, parte il sequestro" - in qualità di avvocato difensore del soggetto da cui è partita la vicenda mi appaiono doverose alcune precisazioni. Al momento (fase indagini preliminari, segreto istruttorio, etc.), secondo gli atti notificati/consultabili ad oggi, il detentore non è indagato per alterazione di arma, come erroneamente riferito. Meglio non azzardare ipotesi e attendere l'esito delle indagini in corso, appena iniziate, con ampie possibilità di difesa nelle sedi competenti, non certo sui media o sui social.
Il BNP ha esaminato l'arma in questione: da nessuna parte della sua relazione si legge che il detentore avrebbe alterato l'arma. Il detentore non risulta essere l'unico soggetto indagato. Pur non avendo letto il provvedimento di sequestro "omnia" - è comprensibile che la Procura di Varese, sulla scorta della relazione del BNP, desideri verificare (o far verificare da un organo tecnico) lo stato degli esemplari venduti o in vendita di quel modello di arma, e la loro corrispondenza alle vigenti norme”.
Comprendiamo lo zelo dell’avvocato nei confronti del suo cliente, tuttavia ci pare che, oltre a non aver letto il provvedimento di sequestro, non abbia letto bene nemmeno la notizia che abbiamo scritto ieri sul sito. Noi non abbiamo certo riferito che il detentore è indagato per alterazione di arma, ma abbiamo citato quanto riferisce la delega di indagini ex articolo 370 del codice di procedura penale, firmata dal procuratore della Repubblica di Varese. Questo il passaggio: “Per quanto è attualmente dato sapere, l'ipotesi investigativa fa riferimento a una condizione di armi “alterate”. L'operazione di sequestro, secondo le fonti investigative, riguarderebbe circa una quarantina di esemplari. I proprietari verranno, quindi, molto probabilmente contattati dalle rispettive questure di competenza per la consegna dell'arma, in attesa di sviluppi”. Naturalmente, non abbiamo azzardato altre ipotesi se non quella espressa proprio nella delega in questione, considerando sempre e soltanto gli esemplari commercializzati in Italia sottoposti a sequestro. Per correttezza e completezza di informazione, abbiamo pubblicato insieme con la notizia del sequestro anche la dichiarazione ufficiale dell’importatore italiano della carabinetta in questione. Pubblichiamo per la stessa ragione anche questo aggiornamento, che pure non aggiunge nulla alla situazione in atto e che ci auguriamo si risolva nel più breve tempo possibile, senza danni per i coinvolti.

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