di Ruggero Pettinelli - 04 May 2018

Porto per difesa: pianeta terra chiama Tar...

Con una incredibile sentenza il Tar della Liguria dimostra di vivere in un altro pianeta rispetto alla realtà. Cosa è successo?
Porto per difesa: pianeta terra chiama Tar...

Ha dell’incredibile la sentenza emessa dal Tar della Liguria (e resa nota da un comunicato dell’Ansa) nei confronti di un professionista, titolare di studi medici nel Savonese, con la quale è stato confermato il diniego da parte della prefettura di concedere il porto di pistola per difesa personale. Il professionista aveva motivato la richiesta facendo notare di trovarsi a trasportare, anche in orari notturni, ingenti somme di denaro, ricettari e medicinali (in particolar modo anestetici) in luoghi isolati, scarsamente frequentati e poco illuminati, paventando il rischio di rapina. La prefettura ha giudicato insufficienti queste motivazioni e il Tar ha confermato il diniego, eccependo che “il ricorrente si trova nelle stesse condizioni di altri professionisti che svolgono attività analoga e che i reati contro il patrimonio consumati in val Bormida nel 2013 hanno subìto un deciso decremento". Inoltre, ha proseguito il Tar "non risulta che il ricorrente abbia mai subito minacce, aggressioni o reati contro il patrimonio", ma soprattutto (ed è la cosa più pazzesca) "potrebbe agevolmente evitare la detenzione e il trasporto di elevate somme di denaro contante utilizzando i servizi offerti dal sistema bancario".
La sentenza è quantomeno scandalosa e per due motivi: il primo, è che appare quantomeno singolare che si ritenga necessario subire una aggressione prima di considerare giustificato il rischio, e quindi il motivo, per concedere un porto d’armi. E se l’aggressione fosse mortale? A chi lo diamo il porto d’armi, agli eredi?
Ma è la seconda motivazione a infrangere veramente il confine della realtà: evidentemente ai giudici liguri sfugge un dettaglio (non) trascurabile: quando un cliente paga un professionista, è il cliente medesimo a decidere la forma di pagamento (salvo alcune eccezioni tassativamente stabilite dalla legge per specifiche attività, come l'acquisto di immobili) e nel caso in cui decida di pagare in contanti, il professionista non può legalmente opporre alcun rifiuto. È ovvio che si possa predisporre una postazione Pos per consentire anche il pagamento mediante bancomat e carta di credito ed è altrettanto ovvio che il professionista può senz’altro accettare assegni, ma è altrettanto notorio (quasi a tutti, evidentemente) che nel momento in cui un soggetto decida di pagare in contanti, non è possibile rifiutarsi di accettarli. In altre parole, la scelta della modalità di pagamento è, appunto, una scelta, ma non può giuridicamente trasformarsi in un obbligo.

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