Porto d’armi ai militari: la proposta del sindacato Lrm

Il sindacato Lrm, di rappresentanza dei militari, in concerto con altre sigle sindacali ha avanzato una petizione per il sostegno a una proposta di legge che estenda la possibilità di dotare il personale fuori servizio del porto per difesa personale

Il sindacato Libera rappresentanza dei militari (Lrm) ha attivato una petizione relativa a una proposta di legge, studiata di concerto con altre sigle sindacali di categoria (USMIA, ITAMIL, ASPMI) per ampliare la possibilità per i militari fuori servizio di essere dotati del porto di pistola per difesa personale.

“Allo stato attuale”, si legge nel comunicato dell’associazione, “il personale militare appartenente alle Forze Armate è soggetto ad un complesso iter burocratico e restrizioni di sorta che, di fatto, impediscono o rendono estremamente difficoltoso il rilascio di autorizzazioni per il c.d. “Porto d’armi per difesa personale”.  La normativa esistente, rappresentata in particolare dall’art. 75 del Regio Decreto 6 maggio 1940 n. 635, è applicabile solo agli Ufficiali in Servizio Attivo Permanente e, anche in questi casi, la concessione è interpretata in maniera estremamente restrittiva dai Prefetti competenti. Questo approccio burocratico porta spesso al diniego della licenza per il “mancato dimostrato bisogno” da parte degli ufficiali, mentre non si prevede possibilità alcuna per le categorie dei sottufficiali e volontari in servizio permanente. A ciò si aggiunge il paradosso per cui un militare, nonostante l’idoneità al servizio militare incondizionato effettuata annualmente, è obbligato a sottoporsi a ulteriori visite mediche private per richiedere un Porto d’armi per il solo uso sportivo. Questo rappresenta un ulteriore ostacolo burocratico, in netto contrasto con la preparazione professionale intrinseca al personale militare.

“Il personale militare è attualmente impegnato su tutto il territorio nazionale anche nell’Operazione Strade Sicure, che vede il personale militare distribuito in modo capillare su tutta la penisola, contribuendo direttamente alla sicurezza del Paese, con compiti di supporto alle Forze dell’Ordine.  Ciò ha esposto ulteriormente i militari a potenziali situazioni di rischio. Questo personale è altamente addestrato e competente nell’utilizzo delle armi, grazie ad una formazione continua e rigorosa che lo distingue per preparazione e professionalità rispetto ad altre categorie, comprese polizie civili e guardie giurate. Inoltre, il personale militare, in virtù del suo status e della possibilità di viaggiare anche gratuitamente in uniforme sui treni pubblici (solo per alcune regioni), è costantemente esposto a rischio sia durante il servizio che fuori da esso, essendo soggetto sia ad obbligo professionale che morale d’intervento in caso di comprovate emergenze o minacce alla sicurezza pubblica. Questo obbligo lo espone a potenziali pericoli e ripercussioni, aggravati dal fatto che, attualmente, non si dispone degli strumenti normativi necessari per tutelare la propria incolumità e quella dei cittadini. L’introduzione di una norma che consenta al personale militare di accedere al porto d’armi per difesa personale sulla base della formazione e dell’idoneità professionale già acquisita, non rappresenterebbe un privilegio, ma una misura necessaria per incrementare la sicurezza collettiva”.

La proposta prevede di sostituire l’articolo 75 del regolamento Tulps (R.D. 6 maggio 1940, n. 635) con il seguente testo:

“Gli Ufficiali in Servizio Permanente Effettivo delle Forze Armate sono autorizzati a portare senza licenza le armi di cui all’art.42 del T.U.L.P.S. Ai militari delle Forze Armate che ne facciano domanda, viene concessa licenza gratuita di porto di pistola per difesa personale. La domanda, su competente foglio bollato, deve essere autorizzata preventivamente dal Comandante del Corpo da cui il richiedente dipende. Tale autorizzazione è eventualmente accordata sulla base del regolamento interno approvato dalle Forze Armate e dal Dicastero della Difesa.”

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