di Massimo Vallini - 01 gennaio 2018

L’emergenza che non esiste

Secondo i dati del Viminale i delitti sono in calo ovunque. Eppure politici e giornalisti continuano a soffiare sul fuoco della paura. E noi, appassionati di armi, ne facciamo le spese…

Il ministero dell’Interno ha reso noti i dati non consolidati dell’anno appena trascorso, segnato dalla diminuzione del 9,2% di omicidi, rapine e furti. Nel complesso sono passati dai 2.457.764 del 2016 a 2.232.552. Nel dettaglio, gli omicidi sono stati 343 (-11,8%), di cui 46 attribuibili alla criminalità organizzata e 128 in ambito familiare-affettivo. Calano anche le rapine (28.612, -11%) e i furti (1.198.892, -9,1%). Nell'ultimo anno è entrata a regime inoltre la novità del Daspo urbano, sanzione pecuniaria con ordine di allontanamento per chi “esercita attività abusive o lede il decoro delle città”, in totale 735.
La prevenzione contro il terrorismo ha consentito di espellere dall'Italia per motivi di sicurezza 105 persone, tra cui cinque imam, con un aumento del 62% rispetto al 2016 quando le espulsioni erano state 66. In aumento anche il numero di estremisti arrestati per motivi religiosi (36 contro 33) e dei foreign fighters monitorati (129 rispetto a 116 dell’anno precedente, +11%). Dei combattenti jihadisti monitorati, 42 sono deceduti e 24 sono rientrati in Europa.
Secondo il questore di Milano, Marcello Cardona, il numero dei delitti è in calo anche a Milano: nel 2017 sono stati 103.578 rispetto ai 110.819 del 2016, scendendo del -6,2% con decisi cali in ambito specifici come furti (-8,2%), omicidi (-20,0%), rapine (-1,6%). In controtendenza i reati di usura (+75,0%). Rimpatriati 1.045 stranieri con un aumento del 56%. Le violenze sessuali sono state 277 (-10,3%).
Tutto tranquillo dunque? Sembrerebbe, anche se il problema della microcriminalità sembra restare significativo e non sempre determinabile dalla statistiche perché in qualche caso neppure vengono sporte denunce. In ogni caso l’onda emotiva soverchia sempre la razionalità e politici, sindacalisti, giornalisti anziché riportare tutto nell’alveo di una discussione oggettiva e pacata, sono i primi a gettare benzina sul fuoco. Invece di domandarsi perché meno di un rapinatore su due viene identificato e arrestato dalle forze dell’ordine, il dibattito resta incentrato sulle “armi per tutti” o sul rischio di Far west. E noi appassionati ne facciamo le spese...

© RIPRODUZIONE RISERVATA