La senatrice risponde

Dietro sollecitazione di un nostro lettore, la senatrice Silvana Amati, co-firmataria di uno sciagurato progetto di legge restrittivo per il nostro settore, ha inviato una risposta che chiarisce, una volta per tutte, il fatto che le senatrici in questione non hanno la benché minima idea di ciò di cui stanno parlando…

 

Dietro sollecitazione di un nostro lettore, la senatrice Silvana Amati, co-firmataria di uno sciagurato progetto di legge restrittivo per il nostro settore, ha inviato una risposta che chiarisce, una volta per tutte, il fatto che le senatrici in questione non hanno la benché minima idea di ciò di cui stanno parlando…

Ecco la risposta della senatrice:

“il Ddl non limita la possibilità di ottenere il porto d'armi, ma introduce un doveroso criterio che ne regola l'approvazione, condizionata all'accertamento dell'assenza di disturbi psico-comportamentali del richiedente. Non criminalizza né giudica chi detiene regolarmente armi da fuoco ma, riconoscendo la pericolosità dello strumento, richiede che tale idoneità psichica venga periodicamente valutata contestualmente al rinnovo della licenza. Inoltre, stabilisce delle regole per la corretta custodia e il trasporto delle armi. Entrambe le proposte perseguono l'obiettivo di ridurre le inaccettabili morti che regole meno rigorose contribuiscono a causare. Il Ddl, quindi, non costituisce un ostacolo o un disincentivo per chi possiede i requisiti minimi stabiliti e già custodisce con la dovuta diligenza armi da fuoco regolarmente detenute. La possibilità di detenere armi, se sussistono queste condizioni, non viene assolutamente limitata. Di limitazioni si occupa invece il Trattato delle Nazioni Unite sul Commercio delle Armi (Att), che l'Italia ha recentemente ratificato. Si tratta di uno strumento internazionale che stabilisce regole all'esportazione di armi verso Paesi in cui hanno luogo sistematiche violazioni dei diritti umani. Questo Trattato non ha nessuna conseguenza sulla disciplina nazionale sul porto d'armi, occupandosi di questioni di natura completamente diversa. Come già fatto dal nostro Paese con la Legge 185 del 1990, con questo Trattato la comunità internazionale riconosce le disastrose conseguenze umanitarie di un commercio irresponsabile di armi convenzionali, nel contesto dei sempre più numerosi conflitti a bassa e media intensità. L'assenza di regole internazionalmente condivise per l'esportazione di armi ha fra le sue conseguenze drammi inaccettabili, come quello dei bambini soldato, di cui è sicuramente a conoscenza, rapiti, picchiati, drogati, armati e messi al servizio di signori della guerra. In nessun modo la ratifica del Trattato, o la Legge 185 del 1990, implica un giudizio sul modo in cui Lei trascorre il suo tempo libero, né criminalizza chi in Italia detiene armi con regolare licenza”.

Permetteteci di ribadire alcune considerazioni, che dovrebbero essere ovvie ma evidentemente non lo sono:

  • La senatrice, nel ddl, parla di “ridurre le inaccettabili morti che regole meno rigorose contribuiscono a causare”. E per questo si vuole obbligare i detentori di armi sportive a tenerle nei poligoni? E di grazia, in che cosa questo provvedimento ridurrebbe le morti? Se un detentore di armi vuole delinquere, non può farlo con le armi NON sportive che (ovviamente) tiene a casa?
  • Si è posta il problema la senatrice, di come potrebbero mai fare i poligoni italiani o i campi di Tiro a volo a gestire in sicurezza il “parcheggio” obbligato di centinaia, se non migliaia di armi? Forse la senatrice pensa che i poligoni siano una sorta di caserma con magazzini sconfinati pieni di rastrelliere vuote, che attendono solo l’arrivo delle armi sportive? Ma almeno, ha mai visto un poligono in vita sua?
  • La senatrice vorrebbe imporre, per il rilascio del certificato medico, la costituzione di un collegio medico costituito presso l’Azienda unità sanitaria locale competente, composto da tre medici, pubblici dipendenti, di cui almeno uno specialista in neurologia e psichiatria. Ma la senatrice, lo sa quanti specialisti in neurologia e psichiatria vi sono in Italia? E quanti sono invece i detentori di Porto d’armi che dovrebbero rivolgersi a tali commissioni per il rilascio o il rinnovo del Porto d’armi? Si rende conto che un provvedimento del genere comporterebbe la paralisi del sistema? Soprattutto, davvero la senatrice ritiene che un colloquio di 20 minuti (o mezz’ora, o un’ora) con uno specialista possa porre in evidenza problemi mentali latenti? Forse, più che uno specialista, occorrerebbe un profeta…
  • Veniamo all’obbligo di stipula di un’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile. Oltre al fatto che non si capisce per quale motivo nell’assicurazione debba essere indicata la matricola dell’arma, lo sa la senatrice che nel caso in cui un soggetto spara a un altro soggetto volontariamente, non c’è UNA compagnia di assicurazione che liquiderà mai e poi mai il danno? Il contratto di assicurazione copre, infatti, eventi “futuri e incerti”, tra i quali ovviamente non rientrano gli atti dolosi!

Per leggere il testo del ddl presentato in Senato, clicca sull'allegato.