27 febbraio 2019

La provocazione: disarmare le guardie giurate!

Il presidente dell'Associazione guardie particolari giurate, Giuseppe Alviti, lancia la provocazione. E il popolo delle Gpg si scatena...

Sta provocando perplessità, discussioni e proteste tra gli appartenenti alla categoria, la proposta esplicitata dal presidente dell’Associazione nazionale guardie particolari giurate, Giuseppe Alviti, di disarmare le guardie giurate.
“Non credo nella battaglia (ormai storica) del riconoscimento, da parte dello Stato, del titolo di pubblico ufficiale, tanto meno dell’attuale titolo di Incaricati di pubblico servizio”, ha dichiarato Alviti su Informazione.it. “Per quanto concerne la prima ipotesi, ovvero “pubblici ufficiali”, si aprirebbe un conflitto di fondo, essendo le gpg dipendenti di Società private che offrono servizi di sicurezza tramite la stipula di contratti commerciali con i loro clienti. Credo sia corretto mantenere tale titolo solo, ed esclusivamente, alle forze dell’ordine, che svolgono un lavoro complesso e delicato – e, cosa non meno importante, sono addestrati a tale scopo. Pure la qualifica di Incaricato di pubblico servizio, a mio modesto parere, è impropria: il conflitto lessicale e sostanziale è infatti lo stesso, dal momento che il termine “particolare” (ovvero “privato”), all’interno della qualifica di guardia particolare giurata, insiste proprio sulla privatezza del servizio”.
“Allo stesso modo”, ha proseguito Alviti, “credo che indossare armi possa risolversi in un equivoco verso la clientela, oltre a poter essere un pericolo per l’operatore stesso: noi “tuteliamo beni”, ma non difendiamo né proteggiamo con l’arma. Solo in extremis (punto di morte) possiamo esplodere qualche colpo. Sul tema dell’arma si innesta poi il problema degli “esaltati”, che nella nostra categoria non mancano e che non si limitano alla tutela o al controllo di beni, ma oltrepassano il limite con l’intenzione di “reprimere”. Credo che centro dell’evoluzione della nostra categoria non debba stare l’arma, bensì la tecnologia, l’arma più sicura del XXI secolo, e anche la più pratica. Sul punto ho un sogno, forse un’utopia, su ciò che dovrebbe diventare, la Guardia Giurata. 1) disarmare le guardie giurate, mantenendo solo il decreto prefettizio così da eliminarne l’equivoco; 2) eventualmente equipaggiare le Guardie Giurate solo con lo spray antiaggressione; 3) concentrare il 70% del lavoro su videosorveglianza e allarmi – limitando dunque il controllo attraverso l’invio di pattuglie, che molto senso non hanno; 4) estendere l’uso di sale operative, migliorando, attraverso corsi di specializzazione, il livello professionale degli operatori; 5) creare un “patentino per operatore di sala” con tanto di corsi ed esami finali e migliorare il contratto, la paga e la funzione; 6) vendere al cliente un prodotto “tecnologico”, non un servizio di fantascientifica “Polizia privata”; 7) essere a disposizione delle Forze dell’ordine come qualsiasi cittadino; 8) eliminare il giuramento poiché ne continua a confondere la funzione; 9) ovviamente modificare il Regio Decreto del 1931; 10) sostituire quindi il titolo di Guardia particolare Giurata con (ad esempio) A.C.B.P. “Addetto al Controllo di Beni Privati”.

Alle perplessità e alle critiche espresse dalle stesse guardie giurate sulle affermazioni del comunicato, Alviti ha replicato sul proprio profilo Facebook, parlando esplicitamente di provocazione: “La mia più grande provocazione mi ha dato ancora ragione. Che le guardie particolari giurate muoiano, che non le paghino, le perseguitino ecc. nessuno se ne f… toccateci la pistola o placche e si ribella il popolo del web. Questo è. Nel bene o nel male l’importante è che se ne parli”.

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