di Ruggero Pettinelli - 24 settembre 2019

La custodia dell'arma

Come si tiene l’arma a casa nel rispetto della legge? La cassaforte è obbligatoria? E quando ci sono bambini in giro? La moderna tecnologia può fornire soluzione alle situazioni più complesse

Per chi è possessore di armi da fuoco, è una cosa piuttosto logica tenere un’arma carica a disposizione in pronto impiego, nell’eventualità di una intrusione in casa propria da parte di estranei. Tuttavia, sia le norme di legge, sia ancor più i rigorismi proibizionistici di taluni operatori di Ps che vengono a casa a fare eventuali verifiche, possono costare seri grattacapi agli appassionati. È opportuno, quindi, sapere (o quantomeno “ripassare” per chi già lo sapesse) cosa dice di preciso la norma, per sapere come comportarsi e, nel caso di critiche e rilievi, come controbattere con cognizione di causa.

Cosa dice la legge

L’argomento della custodia diligente delle armi era un tempo trattato dall’articolo 702 del codice penale. Oggi invece è trattato dagli articoli 20 e 20bis della legge 110/75. L’articolo 20, in particolare, stabilisce che “La custodia delle armi di cui ai precedenti articoli 1 e 2 e degli esplosivi deve essere assicurata con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica. Chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta e alla collezione di armi deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dall’autorità di pubblica sicurezza”, disponendo per i trasgressori una sanzione dell’arresto da uno a tre mesi o l’ammenda fino a 516 euro. Da questo primo articolo già si apprende, per esempio, che ai collezionisti è richiesta una attenzione superiore sul piano della custodia delle armi rispetto al semplice detentore non collezionista, al quale si richiede semplicemente “ogni diligenza”. Cosa significa questo? Che, come molti affermano, l’acquisto di una cassaforte o un armadio blindato è obbligatorio? Assolutamente no. Che l’arma deve necessariamente essere conservata scarica e addirittura smontata, come spesso si sente dire al classico maresciallo delle stazioni di provincia (con tutto il rispetto, s’intende)? Assolutamente no! Ovviamente l’armadio blindato o la cassaforte possono essere consigliabili, ma non sono assolutamente indispensabili. Il classico esempio “di scuola”: se un soggetto vive da solo (o da sola) in una casa dotata di porta blindata e inferriate alla finestre, potrà lecitamente tenere la pistola carica anche appoggiata sul comodino a lato del proprio letto, in piena vista, perché comunque esistono efficienti sistemi che impediscono l’accesso all’arma da parte di persone non autorizzate. E se non vive da solo o da sola, ma ha moglie (o marito) e figli? Questo ci porta dritti all’articolo 20bis della legge 110/75.

I terzi non autorizzati

L’articolo 20bis della legge 110/75 punisce “chiunque consegna a minori degli anni diciotto, che non siano in possesso della licenza dell’autorità, ovvero a persone anche parzialmente incapaci, ai tossicodipendenti o a persone impedite nel maneggio, un’arma fra quelle indicate nel primo e nel secondo comma dell’articolo 2, munizioni o esplosivi diversi dai giocattoli pirici”, con l’arresto fino a 2 anni e prevede invece l’arresto fino a un anno o l’ammenda fino a 1.032 euro per “chiunque trascura di adoperare, nella custodia delle armi, munizioni ed esplosivi di cui al comma 1 le cautele necessarie per impedire che alcuna delle persone indicate nel medesimo comma 1 giunga a impossessarsene agevolmente”.

Quindi, per tradurre dal legalese stretto: se in casa girano, oltre al proprietario dell’arma, coniuge e minori di età, colf, badante e chi più ne ha più ne metta, l’arma non deve risultare prontamente accessibile a tutti questi soggetti, quindi dovrà necessariamente essere conservata in un luogo idoneo chiuso a chiave. Se, per esempio, anche la o il consorte e i figli ormai maggiorenni hanno fatto l’abilitazione al maneggio delle armi al Tsn e non vi è accesso diretto alla casa da parte di estranei, allora varrà quanto esposto più sopra, cioè la pistola potrebbe al limite anche stare carica sul comodino.

Nel caso in cui si debbano adottare le precauzioni più rigorose, determinate dalla presenza di minori (per esempio) o dall’assenza di efficaci sistemi anti-intrusione alla porta di casa e alle finestre, come si può fare per coniugare la necessaria diligenza nella custodia con l’altrettanto legittima esigenza di avere l’arma carica in pronto impiego?

Per fortuna questi sono i tempi dell’elettronica e le cassette blindate porta pistola con apertura rapida hanno raggiunto la piena maturità, sia in termini di affidabilità sia in termini di economicità. La punta di diamante di questo tipo di prodotti è rappresentata dalla serie RapidSafe di Hornady (che per questo ha fondato una apposita divisione, Hornady Security). Si tratta di una cassetta blindata, ancorabile al muro o su altro supporto (tavolo, per esempio), che contiene una pistola full size o un revolver con canna di 4 pollici: il coperchio si apre automaticamente, tramite un motore elettrico, quando si digita un codice sul tastierino o quando si accosta al sensore uno dei tag con tecnologia Rfid forniti in dotazione, che sono un badge, un braccialetto in gomma, un portachiavi o speciali adesivi che possono essere applicati su qualsiasi oggetto di uso comune (per esempio lo smartphone). Nel caso, per esempio, del braccialetto, il proprietario lo ha sempre con sé e accostando il polso al sensore, si ottiene in un istante l’apertura del coperchio che “porge” l’arma. In questo modo si riescono a mediare in modo ottimale le opposte esigenze di prontezza d’impiego e di sicurezza di conservazione.

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