Secondo quanto riportato dal Messaggero veneto, i coltellinai del Consorzio di Maniago (Pn) hanno chiesto al viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, in visita al Nucleo di industrializzazione della provincia di Pordenone, di rivedere il decreto sicurezza per quanto riguarda l’inasprimento delle norme sui coltelli e, in particolare, il divieto assoluto di porto per i coltelli pieghevoli con blocco della lama di lunghezza superiore a 5 cm. A questa richiesta sembra si stiano associando le realtà produttive dei coltelli di altre regioni d’Italia, al fine di far pervenire al Governo una richiesta unitaria di modifica. Il presidente del Consorzio di Maniago, Felice Coassin, ha spiegato che la norma contenuta nel decreto sicurezza rappresenterebbe una forte penalizzazione per il comparto, già duramente provato dalla politica dei dazi voluta dal presidente statunitense Donald Trump, che incide su una esportazione che rappresenta il 50 per cento del fatturato. Il consorzio evidenzia che “I coltelli non possono essere considerati arma in sé, se non quando impiegati con finalità offensive. Un divieto generico di porto e detenzione rischierebbe di non incidere sulle reali dinamiche della criminalità, producendo effetti penalizzanti per migliaia di imprese, professionisti e cittadini che ne fanno uso lecito e responsabile”. Il Consorzio suggerisce “di orientare l’intervento normativo verso politiche di prevenzione”, pur approvando “gli scopi dello schema di decreto legge”.
Secondo il Messaggero veneto, il viceministro ha confermato l’attenzione del Governo a non penalizzare un ampio settore produttivo.




