In vista della conversione del Decreto-Legge n. 23/2026, il Club alpino italiano ha inviato una lettera formale al Ministero vigilante e ai capigruppo di Camera e Senato “per richiamare l’attenzione su un aspetto del provvedimento che potrebbe incidere negativamente su milioni di cittadini che praticano escursionismo, alpinismo e attività di soccorso in ambiente montano”.
“Il provvedimento”, si legge nel comunicato, “introduce sanzioni severe per chi viene trovato fuori dalla propria abitazione con strumenti a lama affilata o appuntita eccedenti determinate misure. Per chi frequenta e opera in montagna, tuttavia, questi strumenti sono dotazioni di sicurezza indispensabili per il primo soccorso, la logistica e la gestione delle emergenze”.
“Il Cai condivide pienamente l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza nelle nostre città”, spiega il presidente generale Antonio Montani, “Tuttavia, auspichiamo che venga introdotta una deroga esplicita per le attività escursionistiche, alpinistiche e di soccorso in ambiente naturale. Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano promuove una cultura della montagna responsabile e consapevole. È in questo spirito che oggi chiede alle istituzioni di essere ascoltato”.
Ci permettiamo di aggiungere che, in realtà, le attività per le quali l’attuale formulazione sui coltelli dettata dal decreto sicurezza 2026, entrato in vigore lo scorso 25 febbraio, rappresentano una criticità insormontabile sono numerosissime e non si limitano all’escursionismo. L’auspicio, quindi, è che in sede di conversione in legge non ci si vada a infilare in un ginepraio di eccezioni o deroghe “nominative” ma si vada a risolvere il problema radicalmente (per esempio abrogando tutta la parte del decreto che si addentra nelle dimensioni e nelle caratteristiche degli strumenti). La politica ascolterà?




