02 May 2018

Corsi di non violenza per la polizia?

La senatrice De Petris propone di mandare i poliziotti a scuola di non violenza. E il web esplode...

Scarica gli allegati

Corsi di non violenza per la polizia?

L’idea è della senatrice Loredana De Petris (Liberi e uguali), che ha presentato un apposito disegno di legge (n. 77) in Senato per “l’inclusione della conoscenza e dell’addestramento all’uso delle risorse della nonviolenza nell’ambito dei percorsi didattici per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle forze di polizia”. La notizia sta ovviamente facendo discutere e ha suscitato, specialmente sul web, una vera e propria esplosione di critiche e commenti sfavorevoli. Tra le motivazioni addotte dalla senatrice per giustificare un progetto di legge siffatto, c’è la considerazione che “Da diversi anni si assiste a episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come “morti di Stato”. Sono storie di fermati dalle forze dell’ordine e successivamente deceduti, come i casi eclatanti di Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno, solo per rimanere a quelli che hanno avuto una maggior risonanza mediatica”. Problema per il quale, secondo la senatrice, “si pone in modo forte e urgente la necessità di dotare le forze dell’ordine delle cognizioni e degli strumenti che l’ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può “fare la differenza” e finanche contribuire a salvare delle vite”.
Per quanto riguarda la risposta da parte dei diretti interessati, al momento si registra il commento del segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), Stefano Paoloni: “La De Petris, evidentemente, non ha cognizione alcuna di ciò che accade in mezzo alla strada quotidianamente e durante le manifestazioni. Chi ha bisogno di essere educato non è certo il professionista della sicurezza come il poliziotto, addestrato quotidianamente per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Forse ci vorrebbe una legge e un corso per rieducare e disarmare i manifestanti violenti. Non rispettano la legge e i poliziotti che in quei momenti hanno il dovere di farla rispettare e, spesso, anche se colti e arrestati in flagranza, all’indomani sono già liberi”. “Chi sbaglia è giusto che paghi”, prosegue Paoloni, “ci affidiamo alla correttezza della giustizia, ma è impensabile che l’intera polizia di Stato abbia bisogno dei corsi indetti da certa politica che tutela e legittima ideologicamente e moralmente i violenti. Perché invece non si pensa a dotare le forze dell’ordine di strumenti che limitino il contatto fisico, perché non accettare la nostra proposta di installare telecamere su divise, auto di servizio e celle di sicurezza? Le telecamere non perdonano nessuno e servono la verità. Ma forse questo non conviene, perché lì dove c’è la verità, non si può mettere alla gogna il poliziotto e trarne benefici”.

Per parte nostra, non possiamo fare a meno di sottolineare come le nostre forze dell’ordine siano rimaste per anni prive di qualsivoglia strumento di autodifesa alternativo rispetto alle nude mani o all’arma d’ordinanza: solo da pochi anni è stata autorizzata la distribuzione degli spray antiaggressione che, tuttavia, è ancora ben lungi dall’essere generalizzata e solo nelle ultime settimane si sta iniziando a parlare di una sperimentazione in seno all’arma dei carabinieri del Taser, con un ritardo di anni, se non decenni, rispetto agli altri Paesi europei.

Per leggere il testo del Ddl, CLICCA SULL'ALLEGATO.

© RIPRODUZIONE RISERVATA