di Massimo Vallini - 03 aprile 2019

Ancora controlli per le armi?

Con tempestività sospetta l’M5s propone un’anagrafe informatizzata che consenta la segnalazione all’autorità delle malattie mentali o dei disturbi psicopatologici dei detentori di armi

Se non fosse per la “tempestività” (è stata inserita sulla piattaforma Rousseau il 27 marzo, giorno prima dell’approvazione della riforma della legittima difesa) e per il fatto che gli appassionati sono stanchi per anni di vessazioni e verifiche, la proposta dell’M5s sarebbe da valutare, correggere ed eventualmente accogliere. Anche per significare che i possessori di armi si sottopongono sempre ai controlli dell’autorità in cambio della fatidica licenza dell’autorità in fatto di armi. Il senatore Gianluca Ferrara e il deputato Mattia Crucioli propongono “l’istituzione di un’anagrafe informatizzata con l’obiettivo di segnalare e, conseguentemente, impedire il porto e/o la detenzione di armi da fuoco da parte di soggetti a cui sopraggiungano condizioni di disturbo mentale, o della personalità, tali da mettere a rischio la propria e altrui incolumità”.
Il dubbio più che lecito, considerando anche precedenti posizioni dell’M5s sulle armi, è: c’è una volontà in qualche modo persecutoria nei confronti dei legittimi detentori di armi? Il momento in cui è stata avanzata la proposta lascia più di un dubbio. Chi assicura, poi, che il sistema disegnato dai due parlamentari dell’M5s funzioni meglio di adesso e, soprattutto impedisca abusi o interpretazioni estensive ai danni dei legittimi detentori di armi? Come ci si potrebbe tutelare, nello specifico, da un’errata diagnosi? Dal recente studio del sociologo Paolo De Nardis “Sicurezza e legalità: le armi nelle case degli italiani” (Bonanno, 2019), è emerso il fatto che tra i detentori di armi il numero degli omicidi è più basso del 20% rispetto alla popolazione generale e, nell’analisi degli omicidi commessi tra il 2007 e il 2017, solo per il 5 per cento sono state usate armi legalmente detenute. Vale la pena di riportare che, tra questi, circa il 12% è costituito da atti di eutanasia, realizzati con l’intento di alleviare le sofferenze della vittima. Il 68% degli eventi è un omicidio famigliare e in quasi la metà dei casi l’uccisore si è suicidato. La ricerca ha messo in luce che in oltre il 45% dei casi erano presenti criticità che avrebbero potuto far immaginare il pericolo di un omicidio: nel 5,6% dei casi l’uccisore era stato fatto oggetto di denunce o di diffide di pubblica sicurezza, in un caso anche di un Tso. Nel 22% dei casi l’omicida ha tenuto comportamenti indicativi, mentre in oltre il 15% dei casi mostrava problemi psicologici rilevanti.
La proposta di legge si propone di modificare l’articolo 35, settimo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n° 773, inserendo, dopo le parole: “malattie mentali”, anche la locuzione “o disturbi psicopatologici, compresi i disturbi di personalità”. L’articolo del Tulps è in realtà integrato dal decreto ministeriale del 28 aprile 1998 che specifica i requisiti psicofisici necessari al rilascio e al rinnovo del porto d’armi o del nulla osta all’acquisto: “Assenza di disturbi mentali, di personalità o comportamentali. In particolare, non deve riscontrarsi dipendenza da sostanze stupefacenti, psicotrope e da alcool. Costituisce altresì causa di non idoneità l'assunzione anche occasionale di sostanze stupefacenti e l'abuso di alcool e/o di psicofarmaci”. Dunque la proposta non introduce, in realtà, nulla di diverso da quanto è già in atto. C’è da dire che l’articolo 6 del Decreto legislativo 204 del 26 ottobre 2010, ripreso successivamente dall’articolo 6 del Decreto legislativo 121 del 29 settembre 2013, individuava l’organo preposto a disciplinare le modalità di accertamento dei requisiti psico-fisici per l’idoneità all’acquisizione, alla detenzione, al conseguimento di qualunque licenza di porto d’armi, nel ministero della Salute, che di concerto con il ministero dell’Interno, entro il 9 giugno 2011, avrebbe dovuto emanare un decreto che disciplinasse la materia. Ma il concetto non cambia: i controlli per il rilascio delle autorizzazioni in fatto di armi ci sono e sono già stringenti.
La proposta del M5s intende inoltre introdurre una banca dati centrale informatizzata in cui sono registrati i soggetti detentori di armi o/e in possesso del porto d’armi con le relative documentazioni di rilascio allegate, istituita dal ministero dell’Interno: anche questa ci risulta già esistente. La novità risiede nel fatto che le aziende sanitarie locali hanno accesso alla banca dati informatizzata tramite il direttore del Dipartimento di salute mentale o tramite un soggetto del dipartimento stesso da quest’ultimo incaricato, per verificare la rispondenza con tutti i soggetti segnalati (entro tre giorni forse dal ricovero o anche dall’inizio della cura) che siano affetti da malattie mentali o disturbi psicopatologici, compresi i disturbi di personalità, che ne impediscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere. Trovata l'eventuale rispondenza, il direttore del Dipartimento di salute mentale o il soggetto da lui incaricato sono tenuti a comunicare immediatamente alle autorità di pubblica sicurezza i nominativi dei soggetti possessori di armi affetti dalle suesposte patologie. “Nei confronti di detti soggetti le Forze dell’ordine devono procedere all’immediato sequestro amministrativo delle armi in loro possesso, ivi compresi i fucili per uso venatorio e/o sportivo”. Secondo quanto riferiscono i due parlamentari, tutto questo avverrebbe nel rispetto del codice in materia di privacy e protezione dei dati personali.
Un controllo di questo tipo, che si potrebbe definire “passivo” è oggi operante, o almeno così dovrebbe, per quanto riguarda l’obbligo di referto sancito dall’articolo 365 del codice penale, nel quale si dispone che la comunicazione debba essere trasmessa all’autorità giudiziaria in tutti i casi nei quali il medico abbia prestato la propria assistenza od opera in situazioni che possano presentare i caratteri di delitti perseguibili d’ufficio (non esiste l’obbligo, pertanto, per i reati procedibili solo a querela della persona offesa). Ci sono stati famosi casi di cronaca in cui questo sistema non ha funzionato. Qui si tratterebbe di estendere la segnalazione anche alle malattie mentali o ai disturbi psicopatologici, compresi i disturbi di personalità.
La proposta di legge è attualmente sottoposta alla discussione e ai contributi dei cittadini, dunque non sappiamo quale esito avrà. Dal punto di vista politico, in qualche modo ci pare uno sgarbo alla Lega per la riforma della legittima difesa, una sorta di vendetta. Tuttavia crediamo che se ne possa discutere, perché la proposta ha comunque il pregio di essere sensata (semmai superflua?), contrariamente ad altre avanzate nel tempo dai partiti del centro-sinistra. Se deve impedire la commissione di reati e prevenire incidenti o tragedie che si potevano evitare, ben venga. A patto che non sia anche solo minimamente persecutoria ai danni dei legittimi detentori di armi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA