Conservare un patrimonio significa restituirlo al futuro. È con questo spirito che, nell’ambito del percorso di iniziative che accompagnerà il Rotary Club Brescia verso il Centenario 1927-2027, sono stati presentati i lavori di restauro realizzati all’interno di Palazzo Averoldi, storica sede del Club e uno degli edifici di maggior interesse artistico del centro di Brescia.
L’intervento ha interessato in particolare il Salone d’onore, ambiente monumentale del piano nobile legato al nome del pittore Giuseppe Manfredini, il cui restauro è stato sostenuto da Fabbrica d’Armi Pietro Beretta Spa.
Accanto a questo intervento si inserisce il recupero della preziosa Sala Cinese, sostenuto da Fondazione Tassara con Fondazione Casa di Dio e affidato alla restauratrice Carlotta Fasser.
Un progetto che nasce dalla collaborazione tra realtà profondamente legate al territorio bresciano e che assume un valore particolare in vista del Centenario del Rotary Club Brescia: trasformare una ricorrenza importante in un’azione concreta e destinata a rimanere nel tempo.
Palazzo Averoldi, oggi di proprietà della Fondazione Casa di Dio, affonda le proprie origini nel XVI secolo. La costruzione della dimora venne avviata nel 1544 per volontà della famiglia Averoldi, mentre tra la fine del Settecento e gli ultimi anni del secolo il piano nobile fu profondamente rinnovato e arricchito da alcuni dei più importanti protagonisti della stagione neoclassica bresciana.
Cuore dell’appartamento di rappresentanza è il Salone d’onore, uno degli ambienti più spettacolari del Palazzo. La decorazione neoclassica trasforma pareti e volta in una grande architettura illusionistica: finti loggiati, colonne e lesene con capitelli corinzi, nicchie con statue all’antica, fregi con putti e festoni amplificano visivamente lo spazio reale della sala. Al centro della volta l’architettura dipinta sembra aprirsi per lasciare spazio alla grande scena della Gloria militare di Giovanni Battista Chizzola, celebrazione dell’impresa militare dell’antenato della famiglia che alla fine del Settecento promosse il rinnovamento del Palazzo. La complessa quadratura delle pareti è opera di Giuseppe Manfredini, protagonista della stagione neoclassica bresciana, mentre alla decorazione figurativa del Salone è legato anche il nome di Giuseppe Teosa. I lavori di restauro eseguiti dallo Studio Marchetti e Fontanini con la collaborazione dello Studio Abeni e Guerra hanno visto impegnata per tutto il tempo dell’intervento una squadra di otto persone.
Di particolare interesse è anche la Sala Cinese, caratterizzata dalla straordinaria boiserie con pannelli a fondo verde, figure, paesaggi, animali e decorazioni dorate di gusto orientale: un ambiente considerato un unicum nel panorama artistico bresciano. A ridare splendore a questa magnifica sala è stata la restauratrice bresciana Carlotta Fasser.
La partecipazione di Beretta al progetto di restauro si inserisce in una relazione con il mondo rotariano che affonda le proprie radici nelle origini stesse del Rotary a Brescia.
Pietro Beretta (1870-1957) fu infatti tra i soci fondatori del Rotary bresciano. Una vicinanza che si è tramandata attraverso le generazioni della famiglia: Piergiuseppe Beretta ne condivise profondamente i valori, distinguendosi anche per il suo impegno nel mondo associativo, culturale e filantropico, mentre la moglie Anna Catturich Beretta fondò nel 1961 il Soroptimist Club di Brescia, contribuendo in modo significativo alla crescita dell’associazionismo femminile sul territorio. Questa tradizione è proseguita con Ugo Gussalli Beretta, membro del Rotary Club Brescia Nord, e con Franco Gussalli Beretta, socio del Rotary Club Sud Ovest Maclodio.
Oggi questo legame continua anche all’interno dell’azienda attraverso Carlo Ferlito, Ceo & General Manager di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta e Presidente della Commissione Centenario del Rotary Club Brescia, e Daniele Bertoni, Vice General Manager dell’aziend a, entrambi attivamente coinvolti nella vita rotariana proprio nel “Brescia”.
Una continuità che riflette la condivisione di una cultura basata sul servizio alla comunità, sulla responsabilità personale e sulla volontà di contribuire concretamente alla crescita sociale e culturale del territorio.
L’intervento assume un significato ancora più particolare nel 2026, anno in cui Fabbrica d’Armi Pietro Beretta celebra i propri 500 anni di storia. Due storie differenti per natura e dimensione, ma accomunate dalla convinzione che la longevità trovi il proprio significato non soltanto nella memoria del passato, ma nella capacità di trasformarla in responsabilità verso il futuro.
La collaborazione con Fondazione Casa di Dio, proprietaria di Palazzo Averoldi, e con Fondazione Tassara, che ha sostenuto il recupero della Sala Cinese, testimonia inoltre il valore di un modello nel quale impresa, associazionismo e mondo delle fondazioni possono agire insieme nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale locale.
Carlo Ferlito, Ceo e general manager di Fabbrica d’armi Beretta e Presidente della Commissione Centenario del Rotary Club Brescia: “Ci sono anniversari che servono a ricordare e altri che possono diventare un’occasione per lasciare qualcosa. Credo che il Centenario del Rotary Club Brescia debba avere soprattutto questo significato. Il legame tra Beretta e il Rotary bresciano nasce quasi cento anni fa, con Pietro Beretta, ed è continuato nel tempo attraverso persone e generazioni diverse. Per questo ci è sembrato naturale contribuire al recupero di un luogo che appartiene alla storia della città.
C’è poi una coincidenza che rende questo momento ancora più significativo: Beretta celebra quest’anno cinquecento anni, il Rotary Brescia si avvicina ai suoi cento e Fondazione Casa di Dio, proprietaria di Palazzo Averoldi, ha una storia che risale a quasi quattro secoli e mezzo fa. Realtà molto diverse, ma unite da una stessa idea: una storia lunga acquista davvero valore quando non viene semplicemente celebrata, ma diventa responsabilità verso ciò che viene dopo.
Restituire alla città il Salone d’Onore e contribuire alla conservazione di Palazzo Averoldi significa esattamente questo: trasformare la memoria in qualcosa di concreto, utile e destinato a durare”.




