Svizzera: verso una revisione del concetto di “repliche” di armi

Il consiglio federale svizzero ha aperto la procedura di consultazione per la revisione dell’ordinanza sulle armi: lo scopo in particolare è aggiornare la definizione di “replica di arma” per evitare casi kafkiani

Il consiglio federale svizzero ha aperto una procedura di consultazione per la revisione dell’ordinanza sulle armi. Lo scopo è, in particolare, quello di migliorare e aggiornare la definizione di “replica di armi”, evitando casi kafkiani come quello che, a fine 2025, aveva visto suo malgrado protagonista una giovane studentessa che si è ritrovata a dover sostenere un processo perché “rea” di aver ordinato su una piattaforma di e-commerce estera, una pistola ad acqua.

La definizione giuridica attualmente vigente vieta l’importazione e il possesso di repliche di armi quando queste possano essere confuse “a prima vista” con un’arma da fuoco, il che sta portando a un numero sorprendentemente elevato di procedimenti penali nei confronti di cittadini elvetici “beccati” ad acquistare pistole giocattolo da bambini, pistole ad acqua e altri oggetti che in nessun caso potrebbero essere usati per commettere reati.

Il progetto di revisione della normativa prevede, anche per ridurre il carico di lavoro per autorità di polizia e tribunali, che restino vietate solo quelle repliche di armi che possono essere confuse con un’arma vera solo nella misura in cui “uno specialista non può distinguerla a prima vista”. Si punta anche a prevedere specifici adempimenti per i venditori sulle piattaforme on-line estere, sotto forma di un obbligo di dichiarazione che la replica in vendita è soggetta (o non lo è) alla normativa svizzera in materia di armi. Altra materia che sarà oggetto di discussione, la necessità di adeguare la definizione giuridica di “parte essenziale d’arma” alle strutture delle armi più moderne. La consultazione sulla revisione dell’ordinanza si concluderà il 26 ottobre 2026.