C’è una manina. Ne sono certo! Una manina che finge di essere amica del Tiro a segno e che, invece, risulta essere quanto di più dannoso ci si possa immaginare. Perché i dettagli contenuti nell’articolo pubblicato sul sito del Corriere dello sport (leggi) altro non possono arrivare se non “da dentro” il mondo del Tiro a segno. Da un suggeritore “servo” di quella che qualcuno vorrebbe far passare come una rivoluzione copernicana e che, invece, altro non è se non un’illusoria, confusa, inutile bugia. Non c’è alcun valido motivo per scorporare la Uits in due “entità”, separando la parte istituzionale (addestramento, rilascio Dima) dalla parte sportiva che, poi, tra l’altro, avrebbe già un destino segnato e in tempi brevi confluirebbe all’interno di una nuova federazione che vedrebbe il grande abbraccio Tiro a volo-Tiro a segno. Ma chi l’ha deciso? Si tratta di un vero e proprio colpo di stato, un attentato al principio fondamentale che regola le organizzazioni democratiche, esattamente quello che dovrebbe essere la Uits. Una decisione di tale portata non può essere assunta in un ufficio romano, non può stare in piedi se non c’è l’approvazione della più elementare e democratica istituzione che da sempre regola l’Uits: l’assemblea dei presidenti che, poi, a loro volta, rappresentano quella base di decine di migliaia di iscritti ai Tsn che hanno votato consigli direttivi e presidenti degli stessi Tsn.
Nell’articolo del Corriere dello sport, l’ambiente del Tsn viene proposto come una caricatura, un covo di briganti, di malfattori. Tutti i Tsn, tranne uno: il Tsn di Modena! Ma come possono i presidenti degli altri 259 Tsn italiani accettare uno sfregio del genere? Come possono restare in silenzio davanti a una sequenza di balle da far arrossire chiunque?
La sezione del Tsn di Modena (sono di Reggio Emilia, negli anni credo di averla frequentata qualche volta in più di un commissario straordinario che proviene da Bergamo) rappresenta lo zero virgola zero zero per cento della realtà italiana. Eppure, viene proposta come un modello, come se a Modena si facessero cose mai viste e fatte in altri Tsn. A Modena, pensate un po’, l’armeria è stata affidata a un carabiniere in pensione. E che dire del comitato regionale Uits Lombardia, il cui presidente è un colonnello della guardia di finanza che, quando si congederà, sarà probabilmente generale? Senza contare il fatto che ho perso il conto delle sezioni Tsn il cui presidente è o è stato un appartenente dell’arma dei carabinieri, della polizia di Stato, della guardia di finanza o delle forze armate. A Modena, il “nuovo corso” (rappresentato da un commissario nominato da Roma, mica vorrai far scegliere un presidente a quegli sprovveduti dei soci…) ha come primo obiettivo restituire sicurezza, aspetto, evidentemente, trascurato dai presidenti degli altri Tsn; addirittura, al Tsn di Modena si è fatto un accordo per l’addestramento delle polizie locali che, infatti, nelle altre province si addestrano sui campi da tennis.
Una caricatura di ciò che qualcuno si è convinto siano i Tsn scolpita nell’immagine della donna delle pulizie che furtivamente raccoglie i bossoli per farne business. Una cosa che non si può né ascoltare né, tantomeno, leggere. E poi, via con un’altra serie di banalità, luoghi comuni e, soprattutto, di balle! Perché la manina che ha passato la “velina” al giornalista (caro collega, e fallo lo sforzo: mettici firma e faccia all’articolo!) deve senza pudore sostenere lo scempio che si sta perpetrando ai danni degli appassionati di Tiro a segno e degli stessi Tsn, con la colpevole complicità e indifferenza del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che si gira dall’altra parte e firma un piano diabolico che avrebbe meritato soltanto di essere cestinato!
Presidenti di Tsn, adesso tocca a voi: chi non si oppone a questa devastazione, è complice.




