Ddl caccia: bufale… da spiaggia

Tra le tante falsità, che guadagnano istantaneamente eco propinandole all'opinione pubblica, una di quelle più gettonate è che con il Ddl caccia si possa, una volta approvato, recarsi a cacciare sulle spiagge, naturalmente mentre queste ultime siano gremite di bagnanti

Tra le tante falsità, che guadagnano istantaneamente eco propinandole all’opinione pubblica, una di quelle più gettonate è che con il Ddl caccia si possa, una volta approvato, recarsi a cacciare sulle spiagge, naturalmente mentre queste ultime siano gremite di bagnanti.

Chiariamo che da sempre la caccia si è esercitata anche sulle spiagge. Ma naturalmente in certi periodi e per certi animali. Infatti lungo le nostre spiagge, ma sempre meno purtroppo, ci sono sempre state paludi litoranee, foci di fiumi, prati allagati, che venivano e vengono utilizzate principalmente per appostamenti fissi o temporanei per anatre e trampolieri. Ripetiamo sempre meno perché la politica delle varie associazioni animaliste, Wwf in primis, ha sempre più precluso tale attività, trasformando tali zone in aree protette inibite alla caccia. Spesso anche grandi riserve, che a spese di cacciatori sono sempre state tenute in modo esemplare, sono poi state o requisite o trasformate, permettendone poi il degrado assoluto. Le aree palustri vanno gestite nella loro composizione arborea: abbandonare tutto al caso, con la scusa che la Natura farà meglio, produce soltanto distese infinite di canne palustri e la fine dei chiari. Detto questo, la senatrice di Fratelli d’Italia Anna Maria Fallucchi, componente della Commissione Industria, Commercio, Turismo e Produzione Agroalimentare del Senato, ha presentato un emendamento che non autorizza la caccia in spiaggia bensì, come ha lei chiarito, “l’intervento riguarda la pianificazione faunistico-venatoria e supera una visione che avrebbe escluso in modo indiscriminato l’intero demanio marittimo dalla programmazione del territorio. È bene ricordare che il demanio marittimo non è costituito soltanto dagli arenili destinati alla balneazione, ma comprende lagune, foci fluviali, valli da pesca e numerose aree umide costiere che rappresentano ecosistemi di grande valore naturalistico…”. E chiarisce ancora: “l’emendamento non autorizza la caccia sulle spiagge balneari, non elimina le norme di sicurezza e non consente attività venatoria in presenza di bagnanti, turisti o cittadini che frequentano il litorale”. Torniamo a quello detto in apertura: si sono mai accorti lor signori animalisti che andavamo a caccia sulle spiagge o dietro di esse? No, perché si effettua durante i mesi autunnali e invernali. E nella storia, mai una volta è successo alcunché, tipo impallinare un bagnante. Ma quale cervello pensante può propinare propaganda simile che viene rilanciata a piene mani da tutte, le associazioni animaliste? Ma che lo facciano loro, le cui fandonie siamo da sempre abituati a sentirle, sonoramente smentite sempre e ovunque da chi abbia una semplice voglia di andare a leggere la verità, non è sorprendente; quello che è scandaloso è che molti quotidiani di nome abbiano la compiacenza di pubblicare articoli dovrebbero, a fronte dell’osservazione di un codice deontologico, avere la professionalità di andare a controllare tali affermazioni. In quanto dare false notizie è da sempre il primo peccato che può fare un giornalista. Questo riguarda anche le notizie riguardanti la caccia a “specie in estinzione”, che non sono per niente in estinzione. O, ancora, la caccia con terreno innevato, che si è sempre fatta per gli ungulati, e che verrebbe ampliata solo alla braccata per i problemi di sovrappopolazione. O la possibilità di cacciare per i cittadini provenienti da Paesi esteri, come accade in tutto il mondo da sempre e non è stato mai consentito da noi. E che invece porterebbe soldi a tante aree riservate, naturalmente con tutte le regole. O la caccia con visori notturni, che viene già fatta per il controllo, che non è caccia, ma effettuato dalla polizia provinciale per problemi faunistici. E tante altre. Capiamo che oggi tutti, politici, direttori di giornali, cantanti, attori, opinionisti che campano a gettoni per i loro interventi e tanti giornalisti, siano molto in difficoltà a non schierarsi sempre e comunque a fianco dell’animalismo becero. Sollevare qualche obiezione, od opporsi a certe false notizie, non porta consensi. E spesso è meglio mandare giù una bugia ma sopravvivere sul carro dei vincitori del premio a chi la spara più grossa. E poi dicono di noi cacciatori…