Umbria, regione (poco) rinnovabile

Associazioni ambientaliste in rivolta contro la normativa regionale umbra, che limita fortemente l'installazione di fonti rinnovabili nelle aree agricole. Ma le criticità ecologiche su solare ed eolico restano, e...

Come si sa le fonti di energia rinnovabili, disseminate ovunque, sono il vessillo che le nostre associazioni animaliste sventolano per il salvataggio del “loro” pianeta. Non desta quindi meraviglia che in risposta alle leggi restrittive sancite dalla regione Umbria per la loro istallazione, Legambiente, Wwf e Greenpeace, abbiano sollevato molte critiche con la solita scusa che così non centreremo gli obiettivi della neutralità climatica e non si parteciperebbe alla disintossicazione delle terre continuando ad adoperare fonti fossili. Come se noi Europa fossimo una bolla slegata e sigillata dal resto del mondo che ci circonda, con guerre e cataclismi vari. Diversi comitati, tra cui anche Buonrespiro e dintorni, hanno replicato con argomenti più che plausibili a tali proteste. Affermando che “È sconcertante che proprio associazioni che dovrebbero essere le prime a difendere territorio, paesaggio e fauna, scelgano di ignorare le reali problematiche causate dall’aggressione sempre più crescente di progetti per le energie rinnovabili…”. Anche lo showman Fiorello ha supportato tale protesta rilanciandola dal suo programma su Radio 2 dicendo che il nuovo progetto “È come l’equivalente di un grattacielo di 70 piani, un impatto devastante. L’Umbria di questo passo scompare”. Il riferimento è al progetto Phobos, che prevede pale eoliche da 200 metri su zone collinari della regione. L’intera puntata della trasmissione è stata improntata su questo problema. I diretti interessati hanno replicato che bisogna pur fare qualche “sacrificio” per uscire dall’inquinamento, cercando di “innocentizzare” tutto il pacco, pale eoliche e pannelli. Sono anni che andiamo dicendo che non siamo né gli Emirati Arabi, coi suoi deserti, né il Mare del Nord, spazzato da venti fortissimi. Siamo la terra dei paesaggi, del turismo fondato sulle nostre visioni, e non su quelle di pale e pannelli. Ma le suddette associazioni continuano a supportare un sistema che ci da tanto l’idea di quei negozi che vogliono, con tutte le scuse possibili, svuotare a prezzi stracciati il magazzino da quegli articoli che tra poco saranno invendibili. Tutto il mercato delle rinnovabili è ampiamente incentivato con sussidi che fanno lievitare le nostre bollette non per il costo delle materie prime, bensì perché siamo noi a pagare tali istallazioni. E se non lo fai allora sei nemico del pianeta. Perchè il Wwf non si piazza un po’ di pale sulle sue oasi di Burano, Orbetello eccetera? Lo accetterebbero? Attenti al pianeta ma poi santificano i Jova Beach Party con i suoi concerti sulle spiagge che loro definivano molto attenti all’ambiente. Peccato che non sia servito a evitare una denuncia per le dune sconvolte dalle varie preparazioni, per cui la procura di Trani ha indagato diverse persone.

Ma la riflessione è anche un’altra: davvero vogliamo migliorare la nostra aria facendo la corrente col sole e col vento tornando al preistorico? Rimettiamo le navi a vela? Siamo andati avanti o torniamo, nel nome di una ideologia unta e bisunta di interesse, a non riconoscere che con due o tre semplici reattori nucleari di ultima generazione, come fa tutto il mondo peraltro, si spazzerebbero via tutte le pale e i pannelli? Che come dicono gli esperti, tra l’altro, sono e saranno sempre fonti intermittenti? La rete elettrica non sopporta fonti instabili, bisognose di centri di accumulo che sviluppano tantissimo calore da raffreddare con fiumi d’acqua. Come d’altronde tutti i Data Center, altrettanti sviluppatori di calore mostruosi e consumatori di risorse idriche immense. La vera emergenza sarà sempre più il fabbisogno d’acqua, consumata a migliaia di tonnellate per l’estrazione delle terre rare per le batterie delle macchine elettriche, e non il problema delle fonti fossili. E ancora, visto che l’Italia non si è ancora liberata dall’Eternit che dagli anni ’50 giace a migliaia di tonnellate in tutta la nazione su edifici, tetti, discariche, centri di raccolta e che ci rimarrà ancora per decenni; e visto che un terreno con pannelli pianta migliaia di paletti d’acciaio e cemento, senza parlare di km di cavi tagliati e depositati a terra, il giorno che si vorranno levare, i paletti nel cemento che fine faranno? O le pale alte 200 metri, che in materiali resinosi rilasciano per l’attrito con l’aria più polveri dei freni delle macchine, il giorno che scopriremo che non servono più, e arriverà quel giorno quanto prima, chi si accollerà i miliardi per demolirle? Non pensate anche voi che rimarranno, al pari dell’Eternit, piantate lì a deteriorarsi su quelle piattaforme in cemento da centinaia di metri cubi belli solidi col terreno ormai diventato inutilizzabile, una manciata di decenni? O crediamo che le tante aziende spinte da Wwf, Legambiente e Greenpeace li convinceranno a smaltirle? Hanno prorogato la neutralità climatica al 2050 perché tanti di noi saranno morti e non potranno vedere quante fandonie ci avevano raccontato.