L’effetto “lupo” nella legge sulla caccia

L’avvelenamento dei lupi in Abruzzo preso a pretesto da parte dell’opposizione e delle associazioni animaliste, per l’ennesimo attacco sulla riforma della legge sulla caccia. Ma che c’azzecca?

(foto di Stefano Franceschetti)

Gli effetti relativi ai tanti recenti avvelenamenti dei lupi abruzzesi sono puntualmente arrivati, con una precisione e una puntualità che la nostra Italia aveva visto veramente in pochissime occasioni. Infatti, dopo le diverse associazioni animaliste, anche la politica ufficiale corre a implorare il governo che “non si può andare oltre”. Annalisa Corrado del Pd, responsabile di tutte le tematiche ambientali, ecologiche e green economy, in una propria nota sancisce che quello che è accaduto è “…brutale bracconaggio”. E su questo non possiamo che essere d’accordo. Molto meno però quando, come si suol dire, si scambiano i fischi per fiaschi e si afferma che il declassamento della specie “…ha contribuito ad aumentare il clima d’odio… e finge che non ci siano strumenti per gestire le criticità puntuali”. Ancor più si aggiunge che tale avversione per la specie, e le sue conflittualità, siano anche esaltate dalla legge sulla caccia promossa dal centrodestra al momento in discussione al Senato. Per cui il Pd ritiene che si imponga di fermare la discussione “…che liberalizza la caccia selvaggia e si piega sia alla volontà dei produttori d’armi e di munizioni sia all’estremismo venatorio, che non ha riscontro neppure nelle politiche delle organizzazioni dei cacciatori europei”. Già da queste affermazioni crescono le nostre perplessità che denotano una disinformazione sull’argomento e un’idea esaltata del problema caccia. Prima cosa: il titolo “caccia selvaggia” è uno spot che da subito è circolato esclusivamente per le loro idee animaliste e ostruzioniste portando a esempio cose che da sempre erano autorizzate dalle vecchie leggi che sono state fatte anche con l’ausilio di questa forza politica nei tanti anni in cui ha avuto il potere di farlo. Per cui di “selvaggio” c’è solo la visione volutamente denigratoria dell’attività venatoria. Oltretutto che i produttori di armi e munizioni seguano il basso numero di cacciatori-tiratori italiani come una lobby da rifornire ci fa soltanto ridere. Per quanto riguarda gli altri cacciatori europei anche questo paragone nasce da una profonda disconoscenza di quello che accade nel resto d’Europa. In cui si hanno molti meno riguardi per le tante specie alloctone, aliene e invasive e in sovrannumero che abbiamo noi. Per non parlare dei calendari venatori molto più ampi e permissivi dei nostri. Se parlano di estremismo, indagassero meglio tra le file di quello animalista. Che trascende sempre più in nome di una guerra santa dichiarata da loro. Ma sull’onda emozionale degli avvelenamenti il Pd arriva molto in ritardo.

Già dal primo giorno, con i corpi ancora sotto esame, ben 6 associazioni avevano subito scritto al presidente Mattarella per la stessa ragione. Wwf non si è fatta scappare neanche lei la ghiotta occasione. Anzi ne capitassero di più per poter continuare a dire che il declassamento fornisce più braccio all’illegalità e protezione a chi effettua tali azioni. Ora noi abbiamo ampiamente criticato ed espresso la nostra indignazione all’operazione veleno a cui è stata sottoposta con indubbia organizzazione la specie. Ma non ci lucriamo certo sopra. Al contrario, l’animalismo nostrano con i corpi ancora caldi si attacca come sempre a qualunque cosa per non riuscire a portare mai una proposta costruttiva e che possa alleviare il problema. Ma, al contrario, ha il solo obiettivo di infierire ancora più ideologicamente su caccia e cacciatori. Proposte costruttive mai. Divisive invece sempre. Noi nel nostro piccolo ne avremmo di proposte. Ne hanno anche allevatori, produttori e cittadini informati seriamente. Ma non si sposano certo però con la “convivenza pacifica”, con l’umanizzazione a “individui” come professa qualche influencer dell’ultima ora parlando di libri letti. Ma letti male.