Usa: indagine sull’efficacia delle donne in combattimento

Sta facendo discutere l’indagine che il Pentagono ha avviato per valutare l’efficacia delle donne nei ruoli di combattimento operativo a 10 anni dalla loro ammissione nelle unità di fanteria, corazzate e di artiglieria in prima linea

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Sta facendo discutere l’indagine che il Pentagono statunitense ha affidato all’Institute for defense analyses, una organizzazione no profit finanziata in gran parte con fondi federali per analizzare le questioni di sicurezza nazionale per conto del dipartimento della Difesa. Il tema è quello di valutare l’efficacia della presenza delle donne nei ruoli di combattimento terrestre, “per garantire che gli standard siano rispettati e che gli Stati Uniti mantengano l’esercito più letale”, secondo quanto dichiarato da Kingsley Wilson, portavoce del Pentagono.

L’indagine avrà durata semestrale e richiederà ai vertici dell’esercito e del corpo dei Marine di presentare dati su “prontezza, addestramento, prestazioni, perdite e clima di comando delle unità di combattimento terrestre e del relativo personale”, al fine di esaminare il livello di integrazione delle donne nei ruoli di combattimento di prima linea, a 10 anni di distanza da quando le donne sono state ammesse in tali ruoli.

“I nostri standard per i ruoli nei reparti di combattimento sono d’élite, omogenei e neutrali rispetto al sesso, perché al peso di uno zaino o di un essere umano non importa se sei uomo o donna”, ha aggiunto il portavoce Wilson, sottolineando che il segretario dalla Difesa Pete Hegseth “non scenderà a compromessi sugli standard per soddisfare quote rosa o un programma ideologico: questo è buon senso”. Hegseth, peraltro, già in precedenza aveva espresso la propria contrarietà sull’impiego delle donne nei ruoli di combattimento terrestri e lo scorso settembre ha delineato nuovi standard di idoneità fisica per i ruoli di combattimento, affermando di voler richiedere che ogni ruolo operativo di combattimento “torni al più alto standard maschile” e aggiungendo che “se ciò significa che nessuna donna è qualificata per alcuni ruoli di combattimento, così sia”. “Non voglio”, ha dichiarato Hegseth, “che mio figlio presti servizio insieme a truppe fuori forma o in un’unità di combattimento con donne che non soddisfano gli stessi standard fisici degli uomini. Gli standard devono essere uniformi, neutri rispetto al genere ed elevati. Altrimenti non sono standard”.