di Ruggero Pettinelli - 06 June 2018

7,65 mm: le armi più estreme della storia

Le armi in 7,65 mm sono tra le più diffuse al mondo e hanno tutte più o meno dimensioni simili. Tranne alcuni "giganti" e "nani"...
7,65 mm: le armi più estreme della storia

Il caro, vecchio 7,65 Browning è uno dei calibri per difesa personale e impiego militare più longevi della storia: presentato nel 1899, è ancora oggi in produzione anche se molti ritengono che sia sorpassato in termini di potere d'arresto. Le pistole destinate a utilizzarlo sono caratterizzate da dimensioni più o meno omogenee tra loro, con canne di lunghezza compresa tra i 80 e i 90 mm, con un formato che può essere ancora definito tascabile anche se ovviamente non raggiunge i limiti delle armi in 6,35 mm. Però... però in una carriera così longeva, è capitato anche di trovare eccezioni alla regola, rappresentate da vere "micro-pistole" antesignane delle moderne back-up polimeriche e anche da veri e propri "giganti", dalle dimensioni paragonabili ad armi di calibro maggiore. Ecco una piccola carrellata per farsi un'idea!

Browning 10/22

7,65 mm: le armi più estreme della storia

Una delle armi più grandi mai sviluppate in 7,65 mm è stata la Browning 10/22, nata nel primo dopoguerra come evoluzione "marziale" della Browning 1910. Rispetto a quest'ultima, la canna è risultata allungata, assumendo una dimensione di ben 114 millimetri, così come anche fu allungata l'impugnatura, allo scopo di contenere fino a 9 cartucce in questo calibro. La lunghezza totale era di 178 mm. Proposta anche in 9 corto, ebbe una certa diffusione nella seconda guerra mondiale come arma secondaria in seno all'esercito tedesco.

Benelli B77

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Probabilmente la pistola "vera" in 7,65 mm più grande della storia è la Benelli B77, presentata alla fine degli anni Settanta. In questo caso la canna misura 108 mm ma la lunghezza totale è di ben 205 mm, con un caricatore da 9 cartucce. In questo caso a determinare le dimensioni elefantiache dell'arma è stato il fatto che si tratta, in pratica, di una versione "civilizzata" della B76 calibro 9 parabellum, proposta in calibro minore allo scopo di consentirne la commercializzazione nei Paesi in cui il 9 para era vietato, cioè principalmente l'Italia. L'arma ebbe una diffusione piuttosto limitata, perché pochi anni dopo uscirono le varianti in 7,65 parabellum e 9x18, di maggior potenza.

Jager Ap 75

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È stata a suo tempo catalogata come "pistola", anche se potrebbe essere definita più correttamente, oggi, come "Pdw": si tratta della Jager Ap75, di evidente ispirazione Ar15, con canna di ben 200 millimetri, calcio amovibile (in legno o a stampella in acciaio) e lunghezza totale di 655 mm. Negli anni Ottanta, riscosse un certo successo tra le guardie particolari giurate e anche tra le guardie venatorie. Il caricatore monofilare standard teneva ben 10 colpi ma era disponibile anche un caricatore maggiorato da 14 colpi.

Lw Seecamp

7,65 mm: le armi più estreme della storia

All'altro estremo, tra le "micro" pistole in 7,65 mm, figura invece la Lw Seecamp statunitense, con una canna lunga appena 52 mm e una lunghezza totale di soli 108 mm: caricatore amovibile da 6 cartucce, aveva un curioso e inusuale sistema di ritardo d'apertura che richiedeva una specifica munizione per il funzionamento, cioè la WInchester con palla Silvertip Jhp. Debuttò nei primi anni Novanta.

Bayard 1908

7,65 mm: le armi più estreme della storia

Ben prima della Seecamp, esisteva già una micro-pistola in 7,65 mm: la Bayard belga modello 1908, decisamente curiosa in quanto in un medesimo formato poteva essere acquistata in 6,35 mm, 7,65 mm e addirittura 9 corto. La canna era lunga 57 mm per una lunghezza totale di 126 mm e un caricatore di sole 5 cartucce.

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