La proposta di legge di Edoardo Mori

8 January 2018
di Massimo Vallini
La proposta di legge di Edoardo Mori
Gliel'ha chiesta un importante partito politico sull'identità del quale ancora non si sbilancia. «Forse è la volta buona che riusciamo a portare miglioramenti alle nostre leggi, nei limiti che ci consente l'Europa». È proposta “aperta” agli input per miglioramenti da parte degli esperti del settore. Ma qualcuno la giudica male...

Il giurista Edoardo Mori è la personalità che negli anni, con indubbia competenza, assiduità e dedizione, si è occupato di rendere chiaro a operatori e appassionati quel complesso ginepraio costituito dal diritto delle armi. In passato magistrato del tribunale di Bolzano, in pensione dal 1° ottobre 2010, si occupa da oltre quarant'anni di armi e di diritto delle armi. Il suo Codice delle armi e degli esplosivi ha raggiunto la decima edizione nel 2016. Già dal 1979 ha promosso l’elaborazione di una nuova legge sulle armi che ha poi realizzato già appena dopo la direttiva europea del 1991. Da alcuni giorni ha pubblicato sul suo sito una nuova proposta di legge con cui viene recepita la direttiva europea del 2017 e viene aggiornato il sistema normativo delle armi attualmente in vigore. «Ho predisposto il testo legislativo su sollecitazione di un importante partito, la proposta di legge verrà depositata dopo la formazione del nuovo Governo», spiega il giudice Mori. «Lo scopo è di anticipare il ministero, l’azione del quale potrebbe essere disastrosa. Ho tenuto conto anche del fatto che in parlamento è bene evitare troppi emendamenti, di solito fantasiosi!».
Mori ha adottato una tecnica simile a quella di Wikipedia: la sua proposta è infatti “aperta” agli input per miglioramenti da parte degli esperti del settore: «Siccome ho lavorato da solo, la proposta ha senz’altro bisogno di essere controllata per integrazioni e suggerimenti, specialmente da parte degli operatori del settore i quali possono avere problemi che mi sfuggono, fermo restando che la direttiva europea non può essere cambiata e che le modifiche alla legislazione devono essere serie, equilibrate e condivise dai politici. Abbiamo due mesi per migliorarla molto».
Non sappiamo se, effettivamente, gli operatori abbiano fornito le loro deduzioni, tuttavia per esempio noi di Armi e Tiro abbiamo suggerito alcune modifiche che in parte sono state integrate nella proposta. Mori è abbastanza fiducioso, quanto meno sull’elaborazione della proposta, perché poi che si traduca in legge non è per nulla scontato: «Forse è la volta buona che riusciamo a portare miglioramenti alle nostre leggi, nei limiti che ci consente l'Europa. Però in materia di sicurezza dobbiamo apparire più realisti del re. Quando si porta una legge in parlamento non si possono avere tutte le opposizioni contro e si devono anche accontentare i propri elettori che sono animalisti, contrari alla caccia o contrari alle armi. E bisogna fare in modo che il ministero dell'interno non faccia le barricate. Quindi bisogna essere “cerchiobottisti”, fare la faccia feroce e migliorare tutto ciò che si può fare senza che nessuno protesti troppo!».
Naturalmente sono opinioni di Mori, sui social la sua proposta ha sollevato un vespaio di polemiche: per tanti motivi non incontra del tutto il favore degli appassionati. «Invece, vi è un miglioramento per i cittadini, si evitano abusi da parte delle questure, si evitano più errori da parte dei giudici e degli operatori, si evita burocrazia inutile… Poi sui particolari si può ampiamente discutere e già sto correggendo molte cose: ho già corretto il numero di munizioni detenibili, sto studiando il problema della cassaforte e degli armadi blindati. Però è inutile illudersi di poter superare la direttiva europea e di poter avere in Italia un'oasi per gli appassionati di armi! Capisco che molti appassionati siano spaventati da ogni proposta di legge che cambia le loro abitudini. Ma in questo momento gli appassionati sono in trincea perché le norme europee diventano sempre più restrittive ed è inevitabile che si vada incontro a norme che impongono di autolimitarsi: rinunzia a certi tipi di armi, aumento di controllo sulle munizioni, aumento delle misure di sicurezza, riduzione al numero di armi di un certo tipo detenibili. Su questi problemi la proposta non può fare miracoli e cerca solo di salvare il salvabile. E ciò non si capisce dai singoli articoli, ma leggendoli tutti, perché è dal loro complesso che spesso emerge che il problema che si vede è solo apparente. Vi sono i paletti della direttiva europea e non vi è modo aggirarli. Vi sono nozioni ormai consolidate nel nostro diritto da un secolo ed è quasi impossibile che il ministero dell’Interno rinunzi a esse. Anche se i proponenti sono decisi a portare avanti la legge, non illudiamoci che il governo ponga la fiducia su di essa per accontentare i desideri di poche centinaia di elettori! Quindi gli appassionati non devono guardare ai loro sacrifici individuali, che sono inevitabili in una legge così incisiva come la direttiva, ma devono guardare all’insieme della legge che porta infiniti vantaggi nel rapporto quotidiano con la burocrazia e con una legge, semplificando e chiarendo tutto ciò che fino a ora era affidato alla fantasia di singoli funzionari».

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