15 January 2016

"Vi spiego i tiratori scelti"

Il generale (in pensione) Luigi Scollo ha dedicato tutto il suo impegno a elaborare la dottrina d'impiego dei tiratori scelti dell'esercito italiano. Ne delinea storia e caratteristiche in un volume.

"vi spiego i tiratori scelti"

Il generale Luigi Scollo, comandante dell’11° reggimento bersaglieri durante la battaglia dei “Due ponti” di Nassiriya (14-16 maggio 2004) e decorato con la Croce d’oro al merito per questa operazione, trasferisce tutte le sue competenze tecniche nel volume "A colpo sicuro. I tiratori scelti dell'Esercito Italiano dal secondo dopoguerra agli anni 2000" che ripercorre lo sviluppo della figura del tiratore scelto nell’Esercito italiano dal secondo dopoguerra fino alle recenti operazioni in Bosnia, Kossovo, Iraq e Afghanistan.

Scollo, generale in pensione dell'Esercito ed ex comandante della Brigata Garibaldi, durante la presentazione al Circolo unificato di Milano ha raccontato che per molto tempo in Italia il ruolo del tiratore scelto è rimasto confinato ai corpi speciali. Anche perché l’argomento non è mai stato apprezzato dai politici (e non solo), ma oggi non può non esser conosciuto a causa delle guerre asimmetriche accese in tutto il mondo. “Provocare danni collaterali è un boomerang con cui i politici non vogliono confrontarsi. Il tiro selettivo, a lunga distanza, non ne provoca ed è anche più conveniente di altri sistemi d'arma proprio in termini di denaro: due cartucce .338 costano 14 euro, contro razzi o bombe di mortaio che costano decine di migliaia di euro”.

“Costruire e mantenere la capacità è la cosa più difficile, ma bisogna mantenere chiare le priorità. Volevo informare il pubblico di quello che i militari fanno quando sono in missione. Il cittadino ha il diritto di sapere”, racconta ancora Scollo. “Almeno oggi è prevista ed è organica una squadra su più nuclei a seconda del reggimento. Una decina di soldati specializzati: scelti tra coloro che danno garanzie di essere addestrati con profitto, prima devono frequentare il corso di tiratore esperto alla scuola di fanteria, poi il corso per tiratore scelto, quindi anche quello di istruttore, infine c'è il mantenimento che va fatto da reggimento e annualmente esercitazioni generali con una o più coppie in cui si simula un'azione, naturalmente tutto in previsione della prevedibilità dell'impiego operativo dell'unità”. Scollo per elaborare la dottrina ha attinto alla normativa esistente, per esempio quella statunitense alla Setaf di Vicenza a partire dalla fine degli anni Ottanta, grazie all’illuminato colonnello Aldo Limoncelli. Ci sono ampi margini di miglioramento: “Per esempio si usa munizionamento di fabbrica, la ricarica si potrebbe utilizzare per elevare ancora il livello dei tiratori scelti”. Chi arriva a fare quel lavoro ha già carattere superiore alla media, deve abituarsi la pericolo e alla morte in maniera continuativa. E deve essere considerato per la sua utilità dai comandanti che ne hanno la responsabilità

Scollo ha sperimentato una squadra di sei tiratori scelti proprio nella battaglia dei “Due ponti” a Nassirya. “È stato un battesimo del fuoco movimentato e poco fortunato. Li ho mandati a fornire appoggio a un complesso che era in difficoltà, hanno sbagliato strada e il loro Vm è stato colpito da un razzo rpg che non è esploso e dalle schegge di un secondo, sono stati feriti lievemente e hanno sgomberato. Il capogruppo è tornato alla battaglia sebbene fosse anche lui ferito, dopo hanno agito a distanze più brevi”.

Per trovare altri candidati al ruolo di tiratore scelto ci si potrebbe rivolgere ai cacciatori di montagna, suggersicono dal pubblico. “Bisognerebbe parlare anche con l’Uits, ma in Italia è difficile per come sono demonizzate le attività del tiro e della caccia”.

Nel volume, edito da Itinera progetti e distribuito dalla Libreria militare, particolare risalto viene dato all’addestramento e all’evoluzione degli armamenti impiegati dai tiratori scelti, tra cui i fucili di grosso calibro e le armi d’assalto. A corredo del testo tante immagini storiche e 16 tavole uniformologiche di Pietro Compagni, raffiguranti uniformi e armi dei tiratori scelti appartenenti ai corpi dei bersaglieri, degli alpini, dei paracadutisti, dei lagunari e dei carabinieri.

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