di Massimo Vallini - 08 gennaio 2019

Il numero (vero) dei cacciatori

Sono 738.602 le licenze di Porto di fucile per uso caccia e 543.795 i tesserini rilasciati ai cacciatori nel 2017. Molti italiani cacciano solo all’estero o in riserva. Ecco la fotografia del momento

I cacciatori italiani erano 1.701.853 nel 1980 (3% dell'allora popolazione italiana); 1.446.935 nel 1990; 801.156 nel 2000 (dati Istat e Federcaccia). La drastica riduzione ha coinciso con la stagione dei tre referendum anticaccia.
Oggi non si parla che di ulteriore ridimensionamento della categoria, a quasi un ventennio di distanza. Ma possiamo definirne il numero con maggiore approssimazione contando le licenze di caccia, dato fornito del ministero dell’Interno. Nel 2017 ne sono state rilasciate 738.602, numero non proprio lontano da quello del 2000. Non si può dire che l’emorragia si sia fermata e leggendo i dati degli ultimi anni si può persino parlare di stabilità. Semmai, un buon numero di questi detentori della licenza non si riconosce in una tessera di associazione venatoria oppure caccia soltanto all’estero o in riserva. Questa raggiunta stabilità non piace agli animalisti e a quei politici che hanno fondato la propria elezione proprio alimentando l’odio viscerale verso la caccia e i cacciatori. Anche a causa di questo atteggiamento, oggi, lo scontro tra cacciatori e anticaccia è nelle zone di caccia, dove la cultura dell’odio fa sì che non solo si organizzino manifestazioni di disturbo alla caccia, ma anche atti di vandalismo sulle auto dei cacciatori e persino veri e propri pestaggi, come quello che ha subito un cacciatore di 81 anni, lo scorso 25 novembre a Badalasco, frazione di Fara Gera d’Adda (Bg): sei giovani l’hanno accerchiato e uno di loro lo ha aggredito ferendolo al volto e a una gamba, con prognosi di cinque giorni.
Il numero dei tesserini rilasciati dalle regioni confermerebbe la tesi secondo la quale molti cacciatori non esercitano la caccia in Atc. Sono riuscito ad aggiornare i numeri dei cacciatori che hanno richiesto il tesserino venatorio, telefonando e scrivendo e-mail agli uffici di competenza delle varie regioni italiane. Non è stato affatto facile, ma il dato complessivo che se ne ricava è di 543.795 tesserini, esclusi quelli rilasciati per mobilità extra-regionale. La somma di questi dati non corrisponde al numero effettivo di cacciatori italiani: come accennato, il dato più coerente è relativo al rilascio degli specifici porti d’arma che, ricordo, è alquanto oneroso (circa 280 euro all’anno, escluso iscrizione all’Atc), dunque è immaginabile che chi ne richiede il rinnovo intenda poi esercitare la caccia. Mancano all’appello, perciò, tutti i cacciatori che sono abituati a cacciare all'estero o in riserva e quelli che, per un motivo o per un altro, non hanno rinnovato per la stagione in questione.
Facendo un raffronto con dati il più possibile omogenei bisogna risalire all’ultima simile ricerca, pubblicata dall’Istat e che risale al 2007, quindi 10 anni prima: effettuando una semplice sottrazione, ci sono 208.081 cacciatori in meno, cioè un calo percentuale del 27,7.
Ci sono altre considerazioni da fare. Il 20 maggio del 2016 è stata emanata una circolare che ha chiarito che per acquistare e trasportare armi con il Porto di fucile per uso caccia, è necessario pagare la tassa di concessione governativa annuale (173,16 euro), cosa che finora non era stata applicata in modo omogeneo nel Paese. È facile ipotizzare che per non affrontare una simile spesa, alcuni cacciatori magari non abituali e magari anziani, abbiamo deciso semplicemente di non rinnovare del tutto il porto d’armi oppure di passare al meno oneroso (in termini economici) Porto di fucile per uso Tiro a volo, licenza in crescita. Con il recente recepimento della direttiva europea 2017/853, la durata di tutte le licenze di Porto d’armi è stata portata a 5 anni, quindi anche i cacciatori, con il prossimo rilascio, “perderanno” un anno.
I cacciatori italiani, mediamente, risiedono soprattutto in Toscana (73 mila), in Lombardia (62.156) e in Lazio (53 mila), seguono Veneto (42.900), Sardegna, (40 mila), Campania (35.151) ed Emilia Romagna (34.790). Negli ultimi dieci anni il minor decremento l’ha subito la Valle d’Aosta che ha perso il 6,42% dei cacciatori, mentre è un abisso negativo quello del Molise che ha perso il 71,2%. E si tratta di regioni che non hanno certo cifre da capogiro per quanto riguarda i cacciatori. Inferiore alla media nazionale il calo di Trentino Alto-Adige (10%), ​Friuli (17,5%), Basilicata (20), Sardegna (20,1), Calabria (20,9), Lazio (22), Campania (24,2), Veneto (25,1), Lombardia (26,8) e Abruzzo (26,9). Regioni tradizionalmente forti dal punto di vista venatorio hanno perso notevolmente: Sicilia (37,2), Marche (36,3), Emilia-Romagna (32,8), Liguria (32,2), Piemonte (31,1), Toscana (30%), Umbria (29,8), Puglia (29,1).
L'intera inchiesta è pubblicata sul fascicolo del gennaio 2019 di Armi e Tiro
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