Una sentenza contro il diritto alla difesa

30 January 2016
Una sentenza contro il diritto alla difesa
Franco Birolo condannato a una pena di due anni e otto mesi e anche a risarcire 325mila euro alla famiglia del ventenne moldavo che rimase ucciso durante la rapina alla sua tabaccheria 4 anni fa.

Una sentenza contro il diritto alla difesa

Oggi mobilitazione per manifestare solidarietà a Franco Birolo, il tabaccaio di Correzzola (Pd) condannato per aver ucciso un rapinatore. Dovrà scontare una pena di due anni e otto mesi e anche risarcire 325mila euro alla famiglia del ventenne moldavo che rimase ucciso.

La tragedia si consumò poco dopo le 2 del 26 aprile 2012 quando il 47enne, titolare della tabaccheria sottostante alla sua abitazione, in piazza, sentì strani rumori provenire dal negozio. L'uomo prese la pistola, una 9 mm regolarmente detenuta, e scese imbattendosi nei ladri che stavano prelevando stecche di sigarette dopo aver sfondato la vetrina della sua tabaccheria. Secondo la ricostruzione dei carabinieri Birolo esplose un colpo che raggiunse al petto uno dei malviventi, il complice si accovacciò dietro al bancone in preda alla paura. Sanguinante il bandito ferito uscì dal negozio, percorse una quarantina di metri e poi cadde a terra, poco lontano da una Fiat Punto risultata rubata carica di sigarette. Il connazionale aiutò poi i carabinieri a cercare di dare una identità alla vittima.

Secondo Maurizio Piccolo dell’Associazione utenti delle armi: “La sentenza non è stata emessa solo contro Birolo ma nei confronti del diritto alla sicurezza, alla tutela e alla difesa dei propri cari e dei propri beni, e anche al diritto alla corretta applicazione della legge, soprattutto quando questa non richiede interpretazione e viene puntualmente disattesa, in fondo questa sentenza è stata emessa contro tutto il popolo italiano. (…) Lo stesso pm aveva chiesto l'assoluzione. Il risarcimento comminato poi sfiora il ridicolo, dato che è ampiamente superiore alla media dei risarcimenti per fatti colposi comminati a grandi aziende autori di omicidi per non aver tutelato la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Il giudizio e l'applicazione del diritto è diventato uno strumento politico ed arbitrario, e la magistratura non fa nulla per arginare tale deriva rendendo la vittima colpevole come se fosse l’aggressore”.

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