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    Smith & Wesson M&P 10 calibro .308 Winchester

    Smith & Wesson ha interpretato lo schema Ar 10 con fantasia e qualità: receiver forgiati, comandi completamente ambidestri di serie, canna 5R lunga 18 pollici disponibile in due configurazioni. E il prezzo resta, comunque, amico

    di Ruggero Pettinelli

    La gamma di carabine Military & Police di Smith & Wesson è sempre più vasta e articolata: si è partiti quasi in sordina con tre modelli in .223 Remington su base Ar 15, oggi si è arrivati a un catalogo con decine di versioni in .223, .300 Whisper e, udite udite, anche in .308 Winchester, su piattaforma Ar 10. Il gradimento riservato a questi modelli da parte del mercato è stato a dir poco ottimo, grazie a una filosofia di vendita che prevede una costruzione completamente made in Usa con receiver forgiati, canne di qualità (prodotte dalla Thompson center, parte del gruppo Smith & Wesson), fronzoli ridotti al minimo e prezzo decisamente concorrenziale. Con il “fratellone” su meccanica Ar 10, però, si è voluti andare ancora oltre.

     

    La meccanica

    Ovviamente, la meccanica di base è quella ideata da Stoner ormai sessant’anni fa, con otturatore a testina rotante multialette e sistema di recupero di gas diretto. In estrema sintesi e a vantaggio dei neofiti, l’otturatore è vincolato stabilmente al prolungamento della culatta della canna per mezzo delle sette alette di chiusura che si inseriscono entro opportune sedi. Allo sparo, una parte dei gas viene spillato attraverso un foro nella canna e convogliato all’indietro, fino a sfogare nella carcassa spingendo all’indietro il portaotturatore. Grazie a un profilo a camme, l’arretramento del portaotturatore causa la rotazione della testina, liberando le alette dalle sedi in culatta, e poi trascina con sé l’otturatore, estraendo ed espellendo il bossolo e armando il cane. Una volta arrivato al punto morto posteriore, il portaotturatore viene sospinto nuovamente in avanti dalla molla di recupero, prelevando una nuova cartuccia dal caricatore e camerandola. Nell’ultimo tratto di avanzamento, il profilo a camme costringe nuovamente la testina a ruotare (in senso inverso), ripristinando il vincolo con la culatta. Questa è la base di partenza, comune alla stragrande maggioranza degli Ar 10. La differenza, come è ovvio, la fanno i particolari.

    Il primo particolare è che i receiver sono realizzati per forgiatura, a garanzia della massima robustezza, e abbinati a una canna decisamente di qualità, realizzata da Thompson center con la cosiddetta rigatura 5R. È, in sostanza, una rigatura a 5 principi con i “pieni” a sezione orientativamente trapezoidale anziché rettangolare (quindi più dolcemente raccordati con i vuoti), che ha il pregio di consentire una compressione uniforme sulla palla (a ciascun “pieno” corrisponde, agli antipodi, un “vuoto” e non un altro pieno come accade con le rigature con principi in numero pari) e una intagliatura più dolce della camiciatura. La canna è lunga 18 pollici, buon compromesso tra la necessità di raggiungere le migliori prestazioni balistiche e la possibilità di mantenere ancora una buona maneggevolezza e compattezza, e il passo di rigatura scelto è 10 pollici (250 mm). Sono disponibili due versioni, che si differenziano proprio nel profilo della canna: nella prima versione, la canna si assottiglia dopo il gas block fino ad assumere un diametro di 15,5 millimetri, per poi riprendere un diametro più corposo appena prima del rompifiamma. Quest’ultimo, avvitato, è a tulipano, di progetto originale e brevettato e prevede una sorta di camera di espansione iniziale con alcuni fori di sfogo frontali, per poi svilupparsi in una sorta di birdcage molto allungato. Contemplando canna e rompifiamma, sembra proprio di vedere un tulipano con tutto il gambo, sulle prime lo abbiamo trovato un po’ sconcertante, ma alla fine ci ha conquistati. Per chi, invece, non dovesse “digerirlo”, è possibile optare per la seconda versione (che costa esattamente gli stessi euro della prima), con canna di diametro costante dopo il gas block pari a 18,8 millimetri, che finisce “nuda e cruda”, senza alcun rompifiamma né filettatura.

    Per quanto riguarda la carcassa superiore (upper), è di tipo piuttosto convenzionale, con manetta di armamento posteriore a “T”, finestra di espulsione protetta da coperchio parapolvere a molla, deflettore prismatico e pistoncino per forzare la chiusura manuale dell’otturatore (forward assist). Le peculiarità più interessanti si concentrano infatti, a nostro avviso, sulla carcassa inferiore: prima di tutto perché è dotata di ponticello integrale maggiorato dal profilo ovale elegantemente raccordato, in secondo luogo perché i tecnici Smith & Wesson hanno fatto in modo di dotare l’arma di comandi completamente ambidestri. Quindi, doppia leva dell’hold open, sul lato destro e sinistro; doppio pulsante di sgancio del caricatore e doppia sicura manuale. Quest’ultima, in realtà, non è perfettamente simmetrica, perché la leva sul lato sinistro è di lunghezza standard, quella destra è più corta. In ogni caso si aziona comodamente e, oltretutto, è reversibile (bisogna solo rimuovere la vite di tenuta e sfilare parzialmente l’impugnatura a pistola, per allentare i pistoncini a molla di tenuta nel receiver). La finitura è uniformemente nera opaca (anodizzazione sulle parti in lega leggera, fosfatazione sulle parti in acciaio), in realtà però vi sono alcune parti cromate per assicurare la massima resistenza all’erosione: la pipetta sul portaotturatore che riceve i gas spillati dalla canna (gas key), l’interno del portaotturatore e il percussore.

    L’alimentazione è data da un caricatore bifilare in acciaio della capacità di 10 colpi (che andrà, purtroppo, rivista per gli esemplari di nuova importazione, in ossequio al decreto delle meraviglie n° 121, a 5 colpi). La qualità costruttiva di questo componente è molto buona, precisiamo comunque che l’arma è compatibile anche con i caricatori polimerici Ar 10 tipo Magpul od Oberland.

     

    Calciatura e mire

    I fornimenti sono piuttosto classici e sono costituiti da un calcio collassabile tipo Carbine, regolabile su sei posizioni, astina a sezione tonda tipo A2 e impugnatura tradizionale con cresta di supporto per il dito medio e fianchi zigrinati. Ovvio che possano sembrare poveri, ma bisogna considerare che sono innanzitutto perfettamente funzionali e di buona qualità, ma soprattutto che l’arma ha un costo piuttosto contenuto in rapporto ai concorrenti e, quindi, da qualche parte bisogna risparmiare. Meglio risparmiare su un’astina polimerica tonda al posto di una (magari più accattivante, ma non necessariamente indispensabile) multirail, piuttosto che risparmiare sui materiali o sulla qualità della canna. O no?

    Stesso discorso per le mire metalliche (meglio, meccaniche, anche per quanto riguarda gli organi di mira ormai la fa da padrone la plastica piuttosto che l’acciaio), non fornite di serie. Per l’eventuale installazione di diottra e mirino si può sfruttare la slitta Picatinny sopra l’upper e la porzione di slitta sul gas block, oppure installare direttamente l’ottica, come abbiamo fatto noi privilegiando una splendida Meopta Zd 3-12x50 con attacco monolitico Warne. A proposito di gas block, quello adottato si serra sulla canna per mezzo di due viti Allen e incorpora la maglietta porta cinghia di tipo convenzionale. Il sistema di presa gas è definito mid lenght dall’azienda. Lo scatto è di tipo militare, in un solo tempo, piuttosto pulito nella corsa e netto nello sgancio, con un peso dichiarato di 2.800 grammi. Non contenutissimo ma, in virtù della sua pulizia, ben sfruttabile senza particolare assuefazione.

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