Smith & Wesson 19, una sportiva evergreen

2 settembre 2017
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  • 1/10 La modello 19 rappresenta, esteticamente, uno dei migliori revolver mai realizzati per l'eleganza delle linee.
    Nato dalle intuizioni di Bill Jordan, famoso poliziotto statunitense, questo classico ed elegante revolver può considerarsi un evergreen grazie alla catalogazione sportiva della versione con canna lunga sei pollici

    Di Fabrizio Comi

    La storiografia ufficiale Smith & Wesson vuole la nascita del modello 19 frutto di una conversazione avvenuta nell'estate del 1954 tra Bill Jordan e l'allora presidente S&W, Carl Hellstrom. Bill Jordan, che era uno dei più famosi poliziotti di frontiera americani, sosteneva la realizzazione di un'arma tipo per le forze di polizia: a grandi linee doveva essere un revolver calibro .357 magnum realizzato su telaio di medie dimensioni, con canna pesante da quattro pollici, astina dell'estrattore carenata e impugnatura e organi di mira da tiro.
    Alla fase di perplessità iniziale seguirono le sperimentazioni partendo dalla base del telaio K. Modificandolo nei materiali e nei trattamenti termici relativi anche al tamburo, si arrivò alla fabbricazione del lotto di preserie terminato il 15 novembre 1955, di cui l'esemplare con matricola più bassa (K260001) venne regalato a Bill Jordan.
    Sul mercato arrivò così all'inizio del 1956 esclusivamente in versione con canna di 4 pollici e finitura brunita o nichelata. La canna di 6 pollici doveva apparire solo alla fine del 1959 mentre si dovette aspettare fino al 1968 per la regolare produzione del modello con canna di 2,5 pollici. Le modifiche apportate negli anni al modello 19 sono molteplici: attualmente si è arrivati al 19-5.
    La 19-1 comportò la modifica della filettatura dell'estrattore da destrorsa a sinistrorsa (1959). La 19-2 eliminò la vite anteriore di fissaggio del dente di arresto del tamburo, cosicché si hanno i modelli "tre viti" (1961). La 19-3 modificò la posizione della vite della foglietta della tacca (1967). La 19-4 comportò la modifica dell'anello di tenuta dei gas, spostato dal giogo al tamburo (1977). La 19-5, infine, eliminò la spinatura delle canne (grave errore) e l'alloggiamento del rim delle cartucce nelle camere del tamburo, detto counterbore (1982).
    Tutte queste modifiche, però, sono state introdotte gradualmente, per cui si possono trovare esemplari di transizione che vengono particolarmente ricercati dai collezionisti.

    La meccanica

    La meccanica è la classica Smith & Wesson con rotazione del tamburo in senso antiorario, due chiusure (una anteriore con il pistoncino che si inserisce nell'albero dell'estrattore e l'altra posteriore che si innesta nella carcassa in corrispondenza appunto dello sblocco di apertura), percussore incernierato sul cane.
    Non presenta particolari di rilievo. Per la realizzazione del modello 19 (che ricordiamo essere strutturato sul telaio K, quindi più piccolo di quelli relativi al 357 magnum), si parla di impiego generalizzato di acciaio 4340 che corrisponde al nostro 40 NiCrMo7, quindi di classificazione da bonifica ad alte caratteristiche. La finitura è veramente sorprendente (sempre per questo esemplare), specie se confrontata con esemplari di recente realizzazione di casa Smith & Wesson, come pure l'accoppiamento tra cartella e fusto.
    Le guancette, in legno Gonçalo Alves, sono finite con vernice trasparente lucida che è un po' fragile agli urti e non offre grande presa con le mani sudate. La lunghezza di sei pollici della canna ha consentito la catalogazione dell'arma come sportiva.
    È, come già detto, non più spinata al fusto ma solamente avvitata: questa modifica, introdotta per risparmiare sui tempi di lavorazione e generalizzata su tutta la produzione Smith & Wesson è la principale responsabile dell'inconveniente, abbastanza frequente specie nei grossi calibri dopo svariate sessioni di tiro, della rotazione della canna rispetto al fusto (basta guardare dall'alto il revolver: la parte zigrinata antiriflesso della canna, in questo caso, appare disallineata rispetto alla sede della tacca di mira) che porta contemporaneamente a una modifica del gioco esistente tra il tamburo e la canna.

    Notevole precisione di puntamento

    La realizzazione è comunque ben curata e presenta il vivo di volata leggermente arretrato per proteggerlo da eventuali urti.
    La rigatura della canna è realizzata tradizionalmente con cinque principi ad andamento destrorso con passo di un giro in 18,75 pollici (476 mm). L'esemplare in esame presenta, in unione alla classica tacca di mira regolabile micrometricamente S&W un contorno sottolineato in bianco, il mirino a rampa con inserto colorato: si può trovare, però, il classico mirino Patridge che viene comunemente installato su esemplari destinati al tiro, unitamente alla tacca senza profilatura bianca.
    La lunghezza di mira, pari a 190 mm, porta a una notevole precisione di puntamento, facilitata dai riscontri colorati. Come su tutte le Smith è possibile intervenire, entro certi limiti, sullo scatto, attraverso la vite presente sul fusto che pretensiona la molla del cane. In generale, una Singola azione superiore a 1.500 grammi e una Doppia azione di circa 5.000 grammi corrispondono alla norma.
    L'esemplare in prova era esente da grattature o impuntamenti: è però facile trovare esemplari nuovi di fabbrica con questi difetti. Praticamente nulla, in Singola azione, la corsa del grilletto (8/10 mm) e assente ogni sorta di collasso di retroscatto.

    La prova a fuoco

    ​Abbiamo saggiato il comportamento della modello 19 con diversi tipi di cartucce sia in calibro .38 special sia .357 magnum.
    Abituati all'impiego della K14 Masterpiece in .38 special impiegata solitamente con cariche wad cutter per il tiro a 25 metri, non abbiamo notato sostanziali differenze (se mai ce ne dovessero essere), confermando anche per il modello 19 la precisione della Masterpiece, che è un'arma per il tiro sportivo.
    Con i .357 magnum la controllabilità è un poco problematica per la leggerezza dell'arma: si devono pertanto dimenticare serie veloci con una sola mano, come è decisamente più agevole fare con il modello 27, che però paga una minore maneggevolezza e un ingombro maggiore. L'esemplare in esame presentava una camera leggermente fuori tolleranza: il difetto si è manifestato con le cartucce Blazer con bossolo in alluminio, con le quali una camera ha provocato problemi nell'estrazione simultanea dei bossoli. Il modello 19, in produzione ormai da quasi quarant'anni, è da considerarsi un classico. Primo revolver con telaio medio a gestire la cartuccia magnum, viene realizzato a partire dal 1971 anche in acciaio inossidabile con la denominazione di modello 66. È un vero peccato che le modifiche introdotte negli anni abbiano portato sì a un contenimento dei costi, ma anche alla rinuncia a particolari importanti quali la spinatura della canna oppure il "counterbore" delle camere.

    L'articolo completo è stato pubblicato su Armi e Tiro - marzo 1992

    Scheda tecnica

    Produttore: Smith & Wesson, Roosevelt avenue, Po box 2208, Springfield, MA, 01102-2208 Usa, tel. 00118003310852, fax 0014137473317, www.smith-wesson.com
    Modello: 19 .357 Combat magnum
    Tipo: revolver
    Calibro: .357 magnum
    Funzionamento: Singola o Doppia azione
    Tamburo: 6 colpi, rotazione antioraria
    Rigatura: 5 righe destrorse passo 1:18,75"
    Lunghezza canna: 152 mm
    Peso: 1.150 g
    Lunghezza: 122 mm
    Spessore: 38 mm
    Sicure: automatiche alla catena di scatto
    Mire: mirino a rampa con inserto rosso, tacca di mira regolabile in elevazione e derivazione con profilatura bianca
    Lunghezza linea di mira: 190 mm

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