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Comparativa carabine semiautomatiche calibro .30-06

Per offrire una panoramica su quanto offre il mercato in questo settore, abbiamo messo a confronto cinque carabine semiautomatiche camerate per lo stesso calibro, in modo da avere un termine di paragone obiettivo. I "concorrenti" sono la Remington 7400, la Heckler & Koch Slb 2000 Light, la Browning Bar Evolve, la Verney Carron Impact auto e la Benelli Argo. La scelta è caduta sulla più classica cameratura venatoria, l'im...

Comparativa carabine semiautomatiche calibro .30-06
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] Per offrire una panoramica su quanto offre il mercato in questo settore, abbiamo messo a confronto cinque carabine semiautomatiche camerate per lo stesso calibro, in modo da avere un termine di paragone obiettivo. I "concorrenti" sono la Remington 7400, la Heckler & Koch Slb 2000 Light, la Browning Bar Evolve, la Verney Carron Impact auto e la Benelli Argo. La scelta è caduta sulla più classica cameratura venatoria, l'immortale .30-06 Springfield. Le cinque carabine seguono, per quanto riguarda l'organizzazione meccanica, uno schema di massima comune. L'otturatore è costituito da due parti, il portaotturatore e la testina. Quest'ultima è dotata di un numero variabile di alette (tre per il Benelli, nove per il Browning e per il Verney Carron, sette per l'Heckler & Koch, quattro per il Remington), che si inseriscono all'interno di altrettanti alloggiamenti ricavati nell'estremità posteriore della canna, dietro al vivo di culatta. All'incirca a metà della canna è praticato un foro, che spilla una parte dei gas sviluppati dalla combustione della carica di lancio. I gas vengono convogliati in una camera di espansione, posta al di sotto della canna, per andare a spingere un pistone (nella Benelli Argo sono due pistoni simmetrici, posti ai lati della carcassa) che, a sua volta, trasmette un violento impulso retrogrado al portaotturatore. Quest'ultimo, arretrando, causa la rotazione della testa, che disimpegna quindi le alette dalle sedi nella culatta. Terminata la rotazione della testa, quest'ultima comincia ad arretrare solidalmente al portaotturatore, estraendo il bossolo sparato ed espellendolo. L'arretramento del complesso causa la compressione di una molla di recupero che, ridistendendosi, fa tornare in batteria l'otturatore. Nella sua corsa in avanti, la testa preleva una nuova cartuccia dal serbatoio, introducendola nella camera di scopppio. Poiché la pressione della cartuccia si scarica principalmente sulla testa dell'otturatore e sulla culatta della canna, si è potuto risparmiare peso sul fusto, relativamente soggetto allo stress dello sparo, adottando materiali alternativi all'acciaio: soltanto Remington, infatti, ha ritenuto di utilizzare questo materiale per la propria 7400, mentre i restanti produttori si sono orientati sull'Ergal. I blocchi di scatto, con il guardamano, sono invece realizzati in polimero, contribuendo ulteriormente al risparmio di peso (e all'economia di fabbricazione) senza significative contropartite in termini di robustezza. L'alimentazione è fornita, in tutti i casi, da caricatori prismatici amovibili. Il Verney Carron ha un serbatoio monofilare della capacità di soli due colpi (più uno in canna), probabilmente in ossequio alla normativa venatoria del proprio Paese d'origine, la Francia. Le altre carabine, invece, hanno caricatori bifilari a presentazione alternata, della capacità di quattro colpi (cinque nel caso dell'Heckler & Koch). Il serbatoio del Bar è, inoltre, incernierato nella parte anteriore, cosicché quando lo si sgancia non cade in mano al cacciatore ma bascula in avanti. Anche il Verney Carron e il Benelli, comunque, possono essere dotati di cerniera al serbatoio. Singolare il dispositivo adottato sul Remington, costituito da un bottoncino posto sul lato sinistro del fondo del caricatore. Premuto in avanti, provoca l'abbassamento dell'elevatore, agevolando il riempimento. Ogni volta che una cartuccia viene camerata, il pulsante arretra di un quarto della propria corsa, segnalando visivamente il numero di colpi residui. Lo sgancio del caricatore è costituito, nell'Heckler & Koch, da una piatta leva posta dietro al serbatoio, ambidestra, che deve essere spinta in avanti. Il Verney Carron dispone, invece, di un pulsante zigrinato posto al centro del caricatore, sul lato sinistro. Per il Bar e l'Argo, lo sgancio è costituito da un pulsante che deve essere premuto verso il calcio, sempre in posizione centrale dietro al caricatore. Più atipico il Remington, che ha un minuscolo nottolino rigato posto dietro al serbatoio, ma sul lato destro. Sinceramente, questo dispositivo si è dimostrato il più difficile da azionare, specie con mani guantate. Molto semplici e istintivi i dispositivi di sicura: Verney Carron Impact auto, Browning Bar, Remington 7400 dispongono di un classico pulsante scorrevole in senso orizzontale, posto dietro al grilletto; stesso dispositivo per il Benelli Argo che, però, è posizionato davanti al grilletto. L'Heckler & Koch è, invece, dotato di una levetta posta sul dorso del castello, a portata del pollice della mano forte. Oltre a questi dispositivi, si segnala l'ulteriore sicurezza a chiavistello del Remington, introdotta sugli esemplari di più recente fabbricazione: il pulsante della sicura, sul lato sinistro, presenta una sorta di serratura, entro la quale si inserisce una speciale chiave fornita in dotazione. Inserendo la chiave e ruotando di mezzo giro la sicura, se ne rende impossibile la disattivazione e, quindi, si inibisce l'utilizzo dell'arma. Gli organi di mira sono quelli tipici per la caccia in battuta, che privilegiano il tiro in velocità rispetto alla ricerca della massima precisione. Heckler & Koch, Verney Carron e Browning sono dotati di un mirino innestato a coda di rondine con barretta in fibra ottica di colore rosso traslucido. La tacca è la classica "V" aperta su rampa battue, regolabile in altezza allentando una piccola vite Allen. Parzialmente simile L'Argo, che è però dotato di un sofisticato mirino con barretta in fibra ottica regolabile micrometricamente in derivazione, mentre la tacca tipo battue è del tutto fissa. Tutte e quattro le rampe sono dotate di riferimenti longitudinali di colore bianco, che aiutano nella collimazione (nel Verney Carron, di colore rosso chiaro). Più tradizionali gli organi di mira del Remington, costituiti da un mirino innestato a coda di rondine con riferimento puntiforme di colore bianco cui fa riscontro una tacca di mira su rampa regolabile in altezza e derivazione. Le calciature sono piuttosto omogenee nella struttura: realizzate in legno di noce, hanno una configurazione a pistola allungata, con la sola eccezione dell'Heckler & Koch che ha, invece, un profilo molto diritto. Ai lati delle impugnature sono presenti ampi pannelli zigrinati che rafforzano la presa con mani sudate o guantate. Benelli e Remington hanno una calciatura con Montecarlo, mentre Bar e Verney Carron hanno un accenno di dorso di cinghiale. L'Heckler & Koch, ancora una volta, si differenzia nettamente per avere il profilo della calciatura perfettamente lineare. Le astine, sempre in noce, sono l'elemento più caratteristico di differenziazione: dritta e bombata, con pannelli laterali zigrinati, per l'Slb 2000 light, arrotondata con schnabel e pannelli zigrinati per l'Impact auto. Il Remington non ha zigrinature, sostituite da due costole in rilievo che consentono una buona presa della mano debole. Molto funzionali anche le profonde unghiature laterali delle astine dell'Argo e del Bar Evolve. La prova pratica è stata portata a termine in un ambiente decisamente suggestivo, il campo di tiro di Esino Lario (Lc), già noto ai nostri lettori per aver ospitato diversi appuntamenti del circuito di gare per cacciatori organizzato da Armi e Tiro. Un particolare ringraziamento va ai due cacciatori nonché lettori di Armi e Tiro, Nicola Di Maria e Renzo Maglia, che ci hanno coadiuvato nelle operazioni logistiche e hanno preso parte alla prova di tiro mostrando, tra l'altro, ottime doti di tester. Le prove di precisione sono state effettuate a 100 metri, adottando rigorosamente le mire metalliche di serie. In effetti, le tacche di mira tipo battue hanno richiesto qualche colpo di prova per "spremere" i risultati migliori: inoltre, non tutte le armi erano tarate e questo ha reso il tutto un po' più difficile. Per avere un riscontro quanto più oggettivo possibile, tutti i partecipanti al test hanno provato a turno le armi, in modo tale da poter dare una valutazione globale il più dettagliata possibile e meno limitata da preconcetti individuali. L'ergonomia si è mostrata alquanto azzeccata: i pesi globali sono certamente consistenti, ma assolutamente non eccessivi e permettono una maneggevolezza sufficiente per affrontare lunghe giornate di caccia. La sagomatura delle impugnature a pistola è ottimizzata su mani di dimensioni medie, a parte la Heckler & Koch che, invece, sembra essere stata sviluppata per soggetti dotati di mani decisamente grandi, mostrando qualche limite con gli utilizzatori di media taglia. Le migliori impugnature (facendo appunto una media delle valutazioni incrociate), sono risultate essere quelle della Remington e della Verney-Carron, che meglio hanno saputo adattarsi alle diverse dimensioni delle mani dei tester. Per la prova a fuoco sono state scelte quattro munizioni di serie facilmente reperibili sul mercato e due tipi di ricarica: le commerciali provate erano Mfs 150 grs Full metal jacket, Remington 180 grs Spire point, Rws 180 grs H-Mantel e Hornady 165 grs Light magnum Btsp. Le ricariche erano assemblate con due tipi di Ballistic tip, una di 165 grs e una di 180 grs, caricate rispettivamente davanti a 51 grs di Winchester 760 e 52 grs di Norma 204. L'utilizzo delle Light magnum serviva, più che altro, a verificare il corretto funzionamento del sistema di recupero gas, visto che queste particolari cartucce lavorano a regimi pressori davvero alti e poco adatti ad armi semiautomatiche. Con le leggere Mfs si sono ottenute le più alte velocità d'uscita: la Verney Carron ha toccato gli 842,6 m/sec, la Remington si è attestata sulla velocità media di 866,6 m/sec, la H&K ha sfiorato una velocità media di 843 m/sec, la Browning 843 m/sec. La Benelli ha chiuso la serie con una velocità media di 850 m/sec. Le Remington di 180 grs hanno, naturalmente, assicurato velocità inferiori: la Verney-Carron ha dato una velocità media di 773 m/sec, la Remington di 794 m/sec, la H&K di 775,3 m/sec, la Browning di 772 m/sec e la Benelli di 780 m/sec. Le Rws hanno rispecchiato più o meno gli equilibri espressi dalle Remington, assicurando però 30-40 metri al secondo in più di velocità media. Più interessante è il dato ottenuto con le Hornady Light magnum, che si presumevano eccessivamente toste per le armi in prova. A dispetto delle nostre aspettative, le armi non hanno avuto nessun tipo di inconveniente e, anzi, hanno mostrato di gestire con margini decisamente ampi queste cartucce così, almeno sulla carta, esuberanti. In effetti, le velocità ottenute non mostrano valori di vertice: Verney-carron 811,3 m/sec, Remington 837,6 m/sec, H&K 820,6 m/sec, Browning 826,6 m/sec, Benelli 837 m/sec. Le ricariche allestite sono state provate solamente con la Verney Carron e la Browning, a causa del maltempo che ci ha costretto a interrompere la prova. Con l'Impact auto, la ricarica con palla Ballistic tip di 180 grs e 52 grs di polvere Norma 204 ha fermato il cronografo a una velocità di 710 m/sec, mentre con la Ballistic tip di 165 grs e 51 grs di Winchester 760 si sono letti 745 m/sec. La Browning ha, invece, fermato il cronografo a 695 m/sec con le 180 grs e a 743 m/sec con le 165 grs. A prescindere dal tipo di cartuccia, l'arma che ha ottenuto le prestazioni migliori in assoluto è la Remington, grazie alla canna più lunga di 50 mm, che le ha consentito di spuntare con ogni carica le migliori velocità alla bocca. Al secondo posto L'Argo Benelli che, a dispetto di una canna di soli 510 mm, ha fatto registrare velocità di poco inferiori al Remington mostrando, quindi, una qualità costruttiva della canna davvero eccellente (non per niente made in Sako), grazie anche al processo criogenico. Le altre tre carabine si sono attestate su livelli tra loro praticamente sovrapponibili: i 10 mm in più di canna della Verney Carron non sono stati capaci, all'atto pratico, di fare la differenza. Unico dato particolare da segnalare è la strana reazione del Verney Carron con le cartucce Hornady: con le altre quattro carabine hanno fatto segnare velocità decisamente alte, ma con l'arma francese hanno mostrato doti termodinamiche decisamente "sottotono". Possiamo, quindi, affermare che non sono le cartucce ideali da abbinare a questa valida arma d'Oltralpe. Durante il test a fuoco abbiamo valutato in maniera sostanziale la funzionalità dei serbatoi che, come sanno bene i cacciatori, sono un punto fondamentale per le cacce di battuta. La fluidità di estrazione e inserimento del caricatore è essenziale affinché, nelle fasi concitate della caccia, non si verifichino inceppamenti di sorta che porterebbero alla perdita di attimi preziosi al fine dell'abbattimento. Il miglior caricatore in assoluto, sia per qualità di funzionamento sia per facilità di manovra, è stato quello della Verney Carron, davvero impeccabile e privo di inceppamenti anche ricaricando alla massima velocità. Subito dopo viene quello della Benelli, che può essere considerato alla pari sul fronte della qualità di funzionamento, ma che risulta un po' meno immediato nell'azionamento. Il serbatoio della Remington, invece, presenta sempre qualche piccola incertezza nell'inserimento rapido, che pensiamo sia dovuta alla particolare struttura in lamiera stampata. In ogni caso, rispetto ai prodotti di qualche anno fa si sono fatti progressi sensibili. Quello che ci è piaciuto di meno è il serbatoio dell'H&K, che ha manifestato non poche difficoltà nell'inserimento rapido. Probabilmente l'esemplare in prova aveva qualche piccolo difetto, poiché altri Slb provati non hanno manifestato alcun problema durante l'inserimento del serbatoio. Dopo aver effettuato le prove di funzionamento ci siamo cimentati, ovviamente, nella prova di precisione, che abbiamo effettuato sulla distanza dei 100 metri. A dire il vero con il tipo di mire a disposizione sarebbe stato più giusto testare la precisione sui 50 metri, ma vista la buona esperienza dei tiratori nel tiro di precisione abbiamo deciso per un test più impegnativo. Le prime difficoltà incontrate sono state causate dalla non perfetta taratura delle armi, che ci ha fatto tribolare non poco prima di raggiungere una messa a punto idonea al tiro sulla distanza dei 100 metri. La prova è stata effettuata su bancone, con appoggio anteriore su sacchetti di sabbia e posizione di tiro eretta. Questa posizione rappresenta una via di mezzo tra la classica posizione di tiro sportivo, che si effettua da seduti, e quella più reale di tipo venatorio, eseguita su appoggio occasionale e che, spesso, si effettua in piedi. Gli scatti, ovviamente non pensati per il tiro di precisione, si sono rivelati tutto sommato sufficientemente adatti a questo tipo di tiro, benché tutte le carabine abbiano una precorsa decisamente lunga e marcata che, certamente, non aiuta. Il miglior scatto rilevato è stato quello dell'H&K, che risulta essere quello più gestibile e "sincero", nel senso che riesce a far capire all'utilizzatore il momento di sgancio consentendo, quindi, di dosare convenientemente la pressione dell'indice. Quello meno "sincero" è stato, invece, lo scatto della Remington, che ha mostrato una ruvidità sensibilmente superiore agli altri. Le altre tre armi si sono attestate su valori medi, sia per quanto riguarda la lunghezza e la pulizia sia per quanto riguarda il peso di sgancio. Il rinculo non è per nulla punitivo anche sparando in questa posizione, a prescindere dal tipo di cartuccia utilizzata, consentendo un tiro in tutta tranquillità senza patemi d'animo. Ovviamente, i sistemi di riarmo a sottrazione di gas riescono a contenere in misura significativa l'effetto ariete sulla spalla, grazie a un assorbimento parziale dell'energia generata dalla cartuccia. I calcioli in dotazione contribuiscono in maniera significativa alla riduzione totale della sensazione di rinculo percepita dalla spalla: su questo particolare dobbiamo far notare come la Benelli sia l'azienda che più di tutte ha posto attenzione nella sua progettazione, tanto che il calciolo dal particolare disegno è quello che meglio di tutti riesce a interagire con il moto di rinculo dello stesso fucile. Riguardo alla precisione, dobbiamo rimarcare che queste sono armi nate per il tiro venatorio su distanze medio-brevi e, in questi frangenti, riescono a esprime davvero ottime prestazioni. In ogni caso, però, i risultati ottenuti sulla linea dei 100 metri hanno un valore particolarmente elevato se si pensa al tipo di mire adottate. Le armi testate sono risultate perfettamente in grado, con mire metalliche, di piazzare tre colpi in un quadrato di 150x150 mm a cento metri, a prescindere dalle munizioni adottate: in qualche caso, siamo riusciti a fare rosate di 50 mm, il che rappresenta un risultato tutt'altro che disprezzabile. Ovviamente, questo è possibile se si spara con canne non eccessivamente calde, in quanto il vincolo con il sistema di riarmo causa tensioni che vanno a interferire con l'assetto ideale della canna che, quindi, tende a sparare in maniera erratica. Il fucile che meglio limita questo effetto è il Benelli, grazie al particolare disegno del sistema di recupero gas. Le canne, dai diametri certamente non esasperati, si scaldano velocemente, ma al tempo stesso riescono a spuntare tempi di raffreddamento decisamente contenuti, a favore di un ripristino delle potenzialità di precisione molto rapido. [

] L'articolo completo, con molte più foto e la tabella balistica, lo trovate su Armi e Tiro di novembre 2002

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